Relazione dell’Assemblea del 19/11/2008 Organizzazione della notte bianca. Per quanto riguarda il 28 novembre ormai non è più organizzabile, perciò salta. Il venerdì 12 dicembre c’è sciopero regionale con probabile corteo a Trieste, potremmo prolungare la giornata nella notte bianca. Noi partecipiamo allo sciopero della CGIL e poi possiamo chiedere ai lavoratori di partecipare alla notte bianca. Sull’ipotesi del 12 dicembre una studentessa fa presente che gli studenti fuori sede il venerdì tornano a casa; un’altra studentessa risponde che per un’evento come la notte bianca possono anche fermarsi. Inoltre il sabato molte persone non lavorano e quindi potrebbero intervenire il venerdì notte. Interventi: * Siamo in contatto con il Teatro Miela per reclutare un paio di nomi di spicco che possano attirare la cittadinanza, per organizzare qualche spettacolo teatrale. * Possiamo chiedere all’Università di finanziare un servizio di bus – navetta che colleghi l’Ateneo al centro per l’occasione * All’Assemblea di Scienze Politiche hanno approvato la lettura di Gomorra di Saviano all’interno dell’Università, possiamo farlo durante la notte bianca. C’è chi sta organizzando la proiezione gratuita del film Gomorra in un cinema della città * Dobbiamo organizzare un servizio d’ordine, perchè nel momento in cui usiamo gli spazi dell’Università dobbiamo garantirne l’integrità Approvata la data del 12 dicembre. È indetta un’Assemblea domani alle 14 per discutere le proposte per organizzare l’evento. L’Assemblea Nazionale di Roma del 15-16 novembre Sono presenti oggi dei membri del movimento che sono stati presenti a ciascuno dei tre worshop che hanno avuto luogo a Roma. Cui sono seguiti tre report che diamo per letti. Giambo ha partecipato al worshop sulla didattica. Gli interventi sono stati molti * Nelle altre università si stanno muovendo molto sull’autodidattica, cioè momenti di autoformazione gestiti dagli studenti per gli studenti per socializzare il sapere. È interessante, anche perchè le lezioni in piazza diventano sempre più difficili da fare man mano che ci avviciniamo all’inverno. * Si è parlato del sistema dei crediti che mercifica il nostro sapere, e di come farlo saltare. Alcuni hanno proposto di scardinare il sistema dei crediti, ad es. facendo attribuire i crediti alle attività di autodidattica. Altri si sono dichiarati contrari, e hanno sostenuto che i crediti è meglio combatterli nel merito senza mescolarci la nostra autodidattica. * È stato criticato il numero degli esami: potremmo analizzare i nostri piani di studio e proporre anche qui a Trieste degli accorpamenti di esami. * Si è deciso di rivendicare una retribuzione agli stagisti, che si tratta di lavoro non retribuito. Si è sottolineato che sono per lo più messi lì a fare le fotocopie e non imparano nulla. * È stato criticato il sistema meritocratico. Forti voci di contrasto si sono levate contro l’Aquis, il consorzio di atenei autoprocalmatisi virtuosi e fautori della meritocrazia. * Altri interventi meno condivisi hanno riguardato il fatto che il merito degli studenti è schiacciato sulla produttività * Si è parlato di studio con lentezza, cioè di riappropriarsi dei propri tempi di studio, no alle giornate con infinite ore di lezione. In questo senso si è parlato anche di abolizione della frequenza obbligatoria, e della revisione dei piani di studio, sempre nel senso di una maggiore libertà dei tempi di studio. * Abolire il sistema dei blocchi all’accesso, perchè magari uno si gioca tutto su un concorso, poi il concorso è truccato, e poi va a fare qualcos’altro per cui non ha passione, e diventa per es. un pessimo architetto. * Gli atenei meridionali hanno parlato della lotta alla criminalità da fare all’interno dell’Università: qui al nord il problema si sente meno negli atenei, ma c’è comunque la mafia e criminalità organizzata e quindi è un tema valido anche per noi. * Le accademie d’arte sono in una situazione disastrosa, hanno portato all’assemblea il proprio disagio perchè sono loro stati tagliati i fondi in modo estremamente pesante, e perchè sono stati del tutto disconosciute le loro peculiarità e il loro valore. * Un punto emerso con non sufficiente chiarezza è stato quello del giudizio dal basso: la valutazione dei docenti non dev’essere solo scientifica ma deve riguardare anche la loro didattica. Questo per rendere difficile la vita a quei professori che non fanno lezione, che mandano gli assistenti, che chiedono i propri libri in volume nuovo in sede d’esame e li firmano, ecc. * È mancata una discussione sul valore legale del titolo di studio, si sono espressi in pochi per un sostegno al mantenimento del valore legale della laurea. Paolo ha partecipato al workshop sul welfare * Si è parlato di allargare il fronte dell’Onda a tematiche di tipo sociale * si è parlato della possibilità di istituire un reddito per gli studenti, sia in forma diretta (uno stipendio) sia in forma indiretta (agevolazioni per i trasporti, mensa, cinema, teatri…). Si è parlato anche di allargare un tale reddito alla cittadinanza. * Stipulare convenzioni con agenzie immobiliari, per poter redigere un elenco di affittuari garantiti, che ti danno stanze di qualità accettabile a prezzi accettabili * Alleggerire le prime fasce di contribuzione e appesantire le ultime * Si è parlato dello sciopero generale del 12 dicembre * Di dedicare i proventi dei pozzi petroliferi della Basilicata, i più grandi d’Europa al diritto allo studio * Abolizione della figura del General Contractor Dai documenti redatti e pubblicati su http://www.uniriot.org/ sono state tagliate fuori tantissime opinioni che non erano sulla linea dei romani. Sono uscite tantissime linee di dissenso sull’organizzazione di Roma. Quindi non dobbiamo focalizzarci sui report ma lavorare comunque ateneo per ateneo, adattandoci sulla realtà locale. * Si è parlato di riappropriarci dei servizi di mensa, ad oggi esternalizzati. * Di effettuare degli interventi di autoriduzioni delle mense * Ci si è scontrati sui meccanismi di delega, cioè se li accettiamo oppure se nel movimento ciascuno rappresenta sé stesso. Non c’è stata una vera discussione, ognuno ha detto il suo ma non c’è stato poi un confronto sulle proposte. Per la fine della giornata era stata annunciata un’assemblea di quattro delegati. Invece l’assemblea si è allargata e stava diventando un’altra plenaria, secondo noi è stata la perdita dell’occasione in cui confrontarsi tra poche persone. Poi si è scoperto che quest’assemblea si inseriva in una sorta di resa dei conti tra l’area di sinistra critica (marxista – leninista) e quella degli spazi sociali (autonomi). Non ha comunque intaccato l’entusiasmo. Poi fuori dalla facoltà di fisica della Sapienza si è assemblata la gente, è emerso il fatto che la maggior parte degli altri atenei era risentito per questioni di delega, la rifiutano e si fondano sull’auto - organizzazione. Intervento esterno Il 25 novembre alle 17 alla Libreria Knulp di via S. Michele si terrà una conferenza stampa sul tentativo di intitolare una strada ad un fascista, Granbassi, che ha combattuto in Spagna nelle fila di Franco. Interverranno Boris Pahor, Fulvio Camerini, lo storico Todeschini, Claudio Magris che ha fatto un bellissimo articolo sul Corriere della sera contro il revisionismo toponomastico, siamo in una vera a propria regressione storica. L’evento è stato organizzato da una libera associazione di cittadini sorta spontaneamente negli ultimi mesi. Luca ha partecipato al workshop sulla ricerca I documenti pubblicati sul sito volevano essere solo dei riassunti dei worshop, non interventi programmatici. I gruppi che li hanno redatti erano aperti, poteva parteciparci chi voleva. Hanno lavorato per tutta la notte. Sono un’accozzaglia di mediazioni. Ci sono due poli di pensiero organizzati e un universo di non allineati. Che cosa stiamo facendo? Ci chiudiamo nell’Università e ci occupiamo della regolina e del barone, oppure pensiamo che la nostra mobilitazione abbia un valore sociale? Cioè lo studente è un soggetto politico – economico - sociale oppure è uno che studia per conto suo (e poi va a lavorare nei call – centre)? Cioè l’autoriforma a che cosa serve? C’è da leggere “Generazione del surf, le vere ragioni della rivolta degli studenti”, costa 1 €, è scritto da tale “internazionale surfista”. Andiamo a raggiungere una lotta più generale oppure restiamo chiusi nel campo circoscritto dell’Università? È giusto allargare questo movimento a una lotta più generale perchè l’Università non è staccata dal resto della società. Non vogliamo studiare quei saperi che servono a dominare la società. Vogliamo colonizzare l’Università e liberarla da questa roba. Qual è la specificità dello studente in questa crisi? Quella di una generazione già nel presente precaria. In quanto giovani costituiscono di per sé una crisi, un conflitto all’interno della società. Giambo Il pensiero politico che sta sotto il movimento dell’Onda non è ancora ben chiaro, quindi finora abbiamo solo punti di riflessione. Per arrivare a una posizione politica la strada è irta di scogli (dalla partecipazione che cala a tutti gli altri problemi) e questi richiedono di individuare soluzioni, altrimenti non arriviamo ad articolare una posizione politica. A Roma non se ne è parlato. Ci vorrà un’assemblea, una discussione condivisa per farla. Per ora dobbiamo districarci tra gli scogli, sui quali dobbiamo trovare una posizione condivisa. Manifestazioni di fine novembre Gli studenti medi desiderano organizzare una loro mobilitazione per il 22 novembre, cui seguirebbe quella collettiva del 25 novembre in occasione della visita alla Sissa del Ministro Gelmini [mentre redigo questa relazione scopro che la Gelmini ha rinunciato ufficialmente alla visita]. Studente universitario: Bisogna alzare il tiro della protesta, è il caso di concentrarci su alcune iniziative forti, non su tutte perchè si sprecano un sacco di energie. Lavoriamo tutti insieme per il 25, facciamo una mobilitazione di massa, c’è la Gelmini: tutte le aree partecipino, facciamo una manifestazione forte. Unifichiamo tutte le forze nel 25. Organizziamo una delegazione che chiede di poter incontrare la Gelmini: per mostrare che noi protestiamo ma vogliamo anche parlare. Studentessa media: Tra il 20 e il 25 ottobre si è creata una mobilitazione di studenti medi, che si sono letti tutti gli articoli della legge 133, e ne hanno discusso. Hanno parlato con Di Piazza per due volte, chiedendo di incontrare la Gelmini, e Di Piazza dopo aver promesso l’incontro si è rimangiato la parola, per concludere con una pacca sulla spalla. Studentessa universitaria: È opportuno o no chiedere un incontro alla Gelmini? Quando abbiamo protestato contro la riforma Moratti ci sono stati degli incontri con l’allora ministro, ma non sono stati positivi, siamo stati strumentalizzati (i giornalisti tagliano immagini e dichiarazioni e fanno risultare quello che vogliono), oppure non ci hanno fatto parlare e ci siamo sorbiti una marea di chiacchiere; una volta ci hanno picchiati: poi i giornali non lo raccontano. studente La linea condivisa a livello nazionale è che la Gelmini prima deve ritirare la legge e poi parliamo. Parlarci adesso non ha senso. Studentessa universitaria: Noi ci stiamo mobilitando perchè la legge 133 venga ritirata. Io non condivido l’autoriforma: non dobbiamo proporla alla Gelmini, non ci dirà certo che le va bene! Sulla manifestazione del 25 mettiamoci d’accordo, non disperdiamoci come già una volta, mettiamoci testa! Studente: Sono contrario a incontrare la Gelmini. Viene a cercare un palcoscenico per parlare della sua riforma. Ha cercato di andare in diverse città, non ci è riuscita perchè è stata contestata. Anche noi dobbiamo fare come gli altri, non dobbiamo lasciarla entrare in città, non dobbiamo lasciarla promuovere il suo progetto. Studente: Secondo me dobbiamo sfruttarla bene l’opportunità di parlare con la Gelmini, ma non dobbiamo mandarci gli sbarbatelli, sennò i giornali ci massacrano. Dobbiamo andarci a parlare con pochi e chiari concetti, tra cui la richiesta delle sue dimissioni. Parlarci non è legittimarla, lei è già legittimata, è ministro del governo in carica. Dobbiamo farla parlare perché significa farla esporre, così la possiamo mettere in difficoltà, possiamo far emergere le sue cazzate.
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