| Verbale Comitato 133 |
| Giovedì 27 Novembre 2008 12:44 |
|
Il giorno lunedì 17 novembre scorso si è riunita per la prima volta una commissione di facoltà nata per coordinare la protesta universitaria tra docenti e studenti. Questa commissione è composta da tre rappresentanti degli studenti nel consiglio di facoltà e tre professori. Tre erano i punti portati all’attenzione come principali: - Logistica e calendarizzazione delle iniziative (tra cui la proposta di scegliere un giorno fisso della settimana in cui proporre sempre qualcosa) È successivamente intervenuta una ricercatrice (Giovanna Fonzoni) puntualizzando che bisogna lavorare su due piani che hanno tempi diversi: > La salvaguardia dell’università come concetto (pubblica, laica, ecc.), che è il primo punto su cui lavorare si è poi discusso su un piano puramente di informazione: i docenti con cui ci siamo confrontati erano molto più preparati di noi su alcuni aspetti che ora riportiamo: - 3+2: quando è stata fatta questa riforma, dal ministro Berlinguer anni fa, l’obiettivo era quello di creare una laurea professionalizzante per una esigenza di produttività. In realtà non era nato come sistema 3+2 ma come sistema 3 o 5, ossia o si sceglieva la laurea triennale per poi poter andare a lavorare prima o ci si buttava sulla classica laurea quinquennale con l’obiettivo della ricerca o comunque di una formazione che non fosse direttamente di interesse per le aziende. il criterio della produttività stabiliva anche che se 100 studenti si iscrivevano, 100 ne dovevano uscire, altrimenti gli atenei venivano finanziati meno (FFO). questo era infatti un parametro (e credo lo sia ancora) per assegnare i fondi alle università. Gli ordinamenti attuali attivi all’università sono chiamati 509 e 270 in riferimento ai decreti che li hanno emanati. La 270 è quella attivata per la prima volta quest’anno. Si è rimarcato che adottare un nuovo ordinamento farebbe perdere anni ai vari consigli di corsi di laurea per poterli adeguare alle tabelle ministeriali. Per quanto riguarda l’analisi dei due sistemi: - la 509 prevede che la triennale sia agganciata alla specialistica: solo con tot crediti “affini” ci si può iscrivere a una data specialistica. L’effetto di questo è che la laurea specialistica da valore a tutti e 300 o quasi i crediti del percorso formativo, e quindi potremmo dire che vale 300 crediti A me era sembrato che in realtà questa potesse essere una cosa positiva , un passo avanti, anche se molto piccolo, ma ovviamente una medaglia ha sempre due facce se non di più, quindi… A questo punto la Fronzoni ha fatto un intervento affermando che esiste una incapacità di far capire le cose come stanno, che gli studenti si stanno facendo carico di una responsabilità che non è loro, e ha rimarcato che bisogna fare l’informazione giusta ai media, agire con intelligenza. - Si è discusso della questione finanziamento, perché i finanziamenti sono divisi tra FFO che riguarda la didattica (aule, laboratori, materiale, servizi agli studenti, insomma tutto quanto riguarda il PRESENTE degli studenti) e fondi per la ricerca, che sono quelli che riguardano il FUTURO degli studenti. Questi erano divisi un tempo in : 40% per grossi progetti nazionali (progetto nazionale ricerche in antartide, ad esempio), 60% per atenei locali, poi c’erano dei fondi per il CNR (organo di ricerca nelle più disparate discipline, ucciso dalla precedente legislatura Berlusconi). Oggi é diverso perché i fondi vengono devoluti per i PRIN (progetto di ricerca di interesse nazionale – di cui parlo dopo ), regolarmente tagliati di anno in anno, ma che ora subiscono tagli ancora maggiori. attualmente i fondi per la ricerca sono soprattutto fondi europei (CEI). Ci sono anche fondi statali che però sono 1,2% del pil (a diminuire) a differenza del 3% obiettivo del trattato di lisbona. Si distinguono poi i fondi di ricerca di base e applicata. I primi sono finanziati solo dallo stato, mentre i secondi sono finanziati da fondi europei e da industrie (per la geologia, ad esempio, le industrie del petrolio). I PRIN si ottengono dopo aver fatto una domanda, con una trafila burocratica che porta via mesi se non anni, e il numero di progetti presentati è inversamente proporzionale al numero di progetti finanziati. questo fa si che chi non vince finisce per aver perso tempo, e anche molto. il che è problematico. Ci sono anche i progetti europei (CEI) dei quali i più richiesti sono dall’italia. Solo il 3% delle domande viene finanziato, il che è un numero molto basso. C’è anche l’aspetto che spesso questi fondi per la ricerca finiscono per pagare le pulizie, le chiamate al telefono, le matite e la carta, i libri, ecc. tutti servizi una volta pagati dal FFO. Si è accennato al problema che comportano i trasferimenti: questi comportano un periodo di assestamento molto lungo e difficilitato. colui che si trasferisce deve ripartire da zero (quando si trasferisce lo fa solo con quanto è suo: libri, computer e altro deve lasciarli all’università – questo punto mi pareva un semplice lamentela ma non so - l’aspetto importante è che questo diventa inefficace per la ricerca e per la persona: ci vogliono anni perché si riadatti a livelli precedenti il trasferimento – sempre una lamentela secondo me-). questo comporta una progressione di carriera “forzata” all’interno dell’ateneo in cui il “cervello” trova lavoro la prima volta. Una osservazione fatta da Pipan: i tagli della 133 coprono perfettamente quanto si perde con l’abolizione dell’ICI… I famosi brevetti. Una volta erano il metodo di misura dello stato di attività per l’OCSE, ma adesso si sta abbandonando questo metodo. I brevetti sono la difesa della proprietà intellettuale, non sono un prodotto della ricerca. di solito la tutela di questa proprietà è di interesse unico di chi vende, e quindi molto spesso delle multinazionali. In molte università non c’è un ufficio brevetti, eccetto alcune (pavia?), e fare un brevetto per un singolo è una questione molto complicata. Si è anche discusso del futuro degli studenti: le eccellenze non fanno il dottorato in italia anche per il fatto che è loro sconsigliato dai docenti (se in danimarca ti pagano 3000 euro al mese per fare un dottorato, anche se precario, è molto meglio), e inoltre le grosse industrie in italia sono state vendute: è un controsenso con il voler procedere con l’ipotesi fondazioni. chi resterà in italia, delle grosse industrie? Forse l’eni, che è l’unica in attivo… Per quanto riguarda gli assegni di ricerca, ultimamente non ci sono più candidati perché chi vuole fare ricerca va già di per sé all’estero. Ultimamente chi si aggiudicava gli assegni di ricerca erano giovani laureati dei paesi del terzo mondo, ma il trend sta diminuendo perché comunque per vivere con quanto viene dato per un assegno di ricerca bisogna avere le spalle coperte: non si riesce facilmente. Lo stato ha adottato la tattica di aumentare il precariato pensando di poter risparmiare, ma in realtà questo ha comportato solamente una diminuzione della qualità. In questo modo la ricerca in italia la può fare solo chi ha soldi già di per se, mentre uno che viene da una famiglia povera che non può aiutarlo è costretto ad andare all’estero. Anche se è più brillante di molti che magari fanno ricerca perché hanno le spalle coperte. Si è poi proceduti nella fase propositiva, che è riportata dal prof. Pipan nel verbale che allego. |
Login
Gli altri siti a Trieste e dintorni
Annunci
Iniziative
Assemblee
Chi è online
5 visitatori onlineI più letti
La stampa nazionale
Powered by Joomla!. Designed by: Free Joomla Theme, domain hosting. Valid XHTML and CSS.