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Resoconto Assemblea Generale 26 Nov
Giovedì 27 Novembre 2008 13:03
1 - Comunicazione del Rettore:

Prepensionamenti: Poco fa il c.d.A. con voto unanime ha dato la segg. delibera:
Utilizzo di tutte le leve normative possibili per accelerare il collocamento in quiescenza del personale amministrativo e accademico. Alcune norme della 133 permettono di collocare in prepensionamento alcuni soggetti (ad. es. quelli con 40 anni di servizio)

Prima di affrontare questa manovra sono state svolte delle simulazioni per essere sicuri di stare sotto il tetto del 90% del FFO agli stipendi. Il DL del 180 ha peggiorato le cose per l'Units, non consente infatti di assumere _nessuno_ per gli atenei che sforano questa soglia.
Per trieste le simulazioni hanno mostrato che il nostro ateneo potrà ritornare sotto il 90% al 31 Dicembre del 2010. Senza tali procedimenti di prepensionamento le stesse simulazioni mostravano con chiarezza che la soglia sarebbe stata raggiunta solo nel 2017.

Il senato e il cda si sono pertanto mossi insieme all'unanimità, ma non senza dialettica, verso la scelta dei prepensionamenti forzati. Per la docenza saranno interessate una cinquantina di persone.

Quando si è di fronte a queste normative gli organi accademici si sono mossi velocemente e con forza.

Ma come possiamo porci nei confronti del futuro? Come può l'ateneo triestino rimanere sotto la soglia del 90% e restarci?
Questa soglia del 90% è diventato un punto mediatico, che crudelmente non considera la bontà del bilancio, che nel caso di Trieste è addirittura in verde. Particolare è il caso del Sole 24 Ore, che lunedì ha pubblicato in mala fede un titolo "Profondo Rosso" sull'Università di Trieste, solo per poi scusarsi per l'errore mercoledì in un francobollo a pag. 16.

Per quanto riguarda il prepensionamento c'è ancora molto da fare, ma la manovra che è stata approvata è buona e favorisce almeno il ricambio generazionale. Anche fra i prepensionati spesso è stata accolta bene. Certamente c'è un lavoro da fare a livello nazionale per riformare anche questa parte dell'università perchè in nessun luogo in europa ci sono professori attivi settantenni.

Domande:

Federica: Come funzionano i prepensionamenti?

- Vanno per età e non per anni di servizio.
  - 70 anni i professori di ruolo ordinari
  - 65 anni i professori di ruolo associati

- Vanno per anni di servizio: Personale ATA e Ricercatori e Assistenti Ordinari
  - 40 anni di servizio (attenzione: vanno conteggiati gli anni di contribuzione "riscattati")

- Circa un anno fa era stata varata una manovra di incentivazione al prepensionamento volontario, che offre delle possibilità di contratti di reinserimento in didattica o ricerca in sostituzione delle pensioni.

Luca: Ci sarà una moral suasion verso il prepensionamento per i professori più giovani, che non saranno interessati dalla manovra?

- Il rettore userà tutti i modi e ci chiede di aiutarlo a mandare un segnale in questo senso, senza che venga avvertito come uno scontro generazionale, in modo da scongiurare degli atteggiamenti di chiusura da parte degli interessati.

- Non c'è un coordinamento nazionale per introdurre una normativa che vada nel senso della manovra appena approvata da Senato e CdA. Ogni ateneo ha autonomia di farlo.

Marco: Possiamo bloccare la didattica nella giornata del 12 Dicembre?

- No, il rettore non può bloccare le attività istituzionali. Nemmeno fare un'assemblea di ateneo il 12 mattina.  

MEMO: domani l'Ateneo ricorda i 70 anni dalla pubblicazione delle leggi razziali.


2 - Resoconto iniziative

Tavolo d'analisi:

Raccolta e analisi di informazione, un paio di settimane che ci lavorano, i referenti sono segnati sul sito.
Abbiamo bisogno di braccia e di cervelli. Se volete partecipare unitevi.
L'obbiettivo: Raccolta e analisi e strutturazione di informazioni e dati istituzionali e informali riguardanti l'università.

Milena:
Distribuisce test di MicroMega http://temi.repubblica.it/UserFiles/micromega-online/File/questionario_Onda_MicroMega per vedere come sta procedendo la proposta all'interno della nostra università.

Gianluca:
Ci sono molte altre istanze di questo tipo che arrivano continuamente, o facciamo un'assemblea per questo problema specifico, oppure lasciamo la cosa alla coscienza del singolo.

Marco:
- Il collettivo la scintilla propone l'assemblea lunedì 1 dicembre alle 17 in aula N. Con le realtà in protesta: Collettivo La Pantera di Milano, ASU (Associazione Studenti Universitari) di Padova, Studenti Autoconvocati di Udine.
- Facoltà di Medicina e di Giurisprudenza hanno promosso un'iniziativa, l'incontro Studenti - Lavoratori per Mercoledì 10 Dicembre, prima dello sciopero: fare rifermento alla mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Leonardo:
- Volantinaggio - Questionario di MicroMega in giro per l'Università. Entro il dodici? Servirebbe per prendere la temperatura a questo movimento.
  Domanda: siamo autoreferenziali?
 
Dorigo:
- Banchetti formativi in vista del 12 dicembre. Mandare email a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
  Già cominciato a Scienze della Formazione,all'inizio di dicembre a Lettere, Psicologia ...

Luca:
- Il 9 dicembre c'è una conferenza di Andea Fumagalli sul capitalismo cognitivo.

3 - Il 12 Dicembre?

Stefano: il collettivo formazione ha espresso la volontà di staccarsi nettamente dalla CGIL. Proponiamo un pezzo di corteo distinto con bandiere gialle e blu e magari anche palloncini etc.

Jason: ora c'è la consapevolezza comune del disagio degli studenti e della protesta. Dobbiamo essere abbastanza furbi per creare una proposta per fare qualcosa con quello che abbiamo già conquistato. E' necessario innanzitutto avere uno spazio, tipo l'aula autogestita trasformata in qualcosa di bellissimo!
L'autoformazione: dobbiamo cominciare a rivendicare istituzionalmente quello che stiamo facendo. Questo è un punto importantissimo.

Francesca: come collettivo la scintilla abbiamo un punto preciso. Storicamente lo sciopero del 12 era della FIOM e la CGIL ha allargato l'istanza ai lavoratori nazionali. Bisogna secondo loro partecipare, unirsi ai lavoratori e portare un rappresentante nei comizi finali.

E' richiamata un'assemblea per il 2 dicembre ore 18 in Atelier per definire le modalità di partecipazione allo sciopero del 12 e la notte bianca conseguente. Inoltre discutere di come continuare avanti con la protesta.

Luca: Non esageriamo dicendo che gli studenti hanno creato un clima particolare del quale la CGIL ha approfittato. Il 12 c'è uno sciopero generale, anche perchè ci sono dei temi di carattere biologico, della sanità, e quindi siamo chiamati a partecipare tutti, perchè l'attacco è generalizzato alla vita di tutti gli esseri viventi, biologici etc.
Poi, come studenti, abbiamo la responsabilità di declinare i nostri bisogni specifici. E quindi è legittimo due volte. Ma come studenti, cerchiamo di sfruttare il 12 per radicalizzare all'interno dell'università lo slogan "Noi la crisi non la paghiamo". E' infatti questa una questione di chiunque, che va al di là dei tagli all'università. Reclamiamo i trasporti, il reddito, l'equa distribuzione delle borse di studio (i primi 500 sono a ISEE zero! - gli evasori sono parte della crisi che paghiamo noi!).
Prendiamo 20 obbiettivi che siano simbolici ma che colgano il punto della situazione. Nei nodi della crisi! Azioni che comunicano le nostre rivendicazioni nei supermercati, nelle banche, nei luoghi in cui questa crisi si paga e che questa crisi hanno generato.

Paolo: riflessione sullo spazio dell'Atelier. E' uno spazio che ci serve.
Il reflusso del movimento triestino è fisiologico, dobbiamo calare un po' il ritmo di assemblee e dedicarci con più intensità a momenti più pregnanti come seminari, lezioni agli studenti, dimostrazioni etc.
Allargamento del fronte e mantenimento dell'unità degli studenti:
Sostiene la proposta di partire dall'università e confluire nel corteo CGIL.
Anche l'alternativa di Luca è interessante e sostenibile, ma dobbiamo sapere e parlarci prima per decidere il da farsi. Di obbiettivi devono essere condivisi e fatti in modo da allargare la base. Dobbiamo essere belli e efficaci. Dobbiamo cominciare a pensare con calma e meglio.

Federica: In linea con Luca T.
 
Verbale Comitato 133
Giovedì 27 Novembre 2008 12:44

Il giorno lunedì 17 novembre scorso si è riunita per la prima volta una commissione di facoltà nata per coordinare la protesta universitaria tra docenti e studenti. Questa commissione è composta da tre rappresentanti degli studenti nel consiglio di facoltà e tre professori.

Tre erano i punti portati all’attenzione come principali:

- Logistica e calendarizzazione delle iniziative (tra cui la proposta di scegliere un giorno fisso della settimana in cui proporre sempre qualcosa)
- Scelta e formulazione iniziative (utilizzando più canali possibili, tra cui i media e il web per pubblicizzarle)
- Documentazione. qui si è distinto tra quadro generale della situazione (come le leggi colpiscono l’università per intero) e quadro differenziato per facoltà (ossia come queste stesse leggi colpiscano in particolare la nostra facoltà o altre facoltà).

È successivamente intervenuta una ricercatrice (Giovanna Fonzoni) puntualizzando che bisogna lavorare su due piani che hanno tempi diversi:

> La salvaguardia dell’università come concetto (pubblica, laica, ecc.), che è il primo punto su cui lavorare
> Curare l’università, quindi pensare a tutti gli aspetti di riforma, miglioramento della didattica, dossier vari, ecc. per questo aspetto è necessaria un’analisi della didattica per poter valutare e controllare. Molte cose che vengono proposte ultimamente esistono già ma sono nascoste. nascoste in quanto sono rese poco pubbliche, bisogna grufolare per trovarle.

si è poi discusso su un piano puramente di informazione: i docenti con cui ci siamo confrontati erano molto più preparati di noi su alcuni aspetti che ora riportiamo:

- 3+2: quando è stata fatta questa riforma, dal ministro Berlinguer anni fa, l’obiettivo era quello di creare una laurea professionalizzante per una esigenza di produttività. In realtà non era nato come sistema 3+2 ma come sistema 3 o 5, ossia o si sceglieva la laurea triennale per poi poter andare a lavorare prima o ci si buttava sulla classica laurea quinquennale con l’obiettivo della ricerca o comunque di una formazione che non fosse direttamente di interesse per le aziende. il criterio della produttività stabiliva anche che se 100 studenti si iscrivevano, 100 ne dovevano uscire, altrimenti gli atenei venivano finanziati meno (FFO). questo era infatti un parametro (e credo lo sia ancora) per assegnare i fondi alle università.

Gli ordinamenti attuali attivi all’università sono chiamati 509 e 270 in riferimento ai decreti che li hanno emanati. La 270 è quella attivata per la prima volta quest’anno. Si è rimarcato che adottare un nuovo ordinamento farebbe perdere anni ai vari consigli di corsi di laurea per poterli adeguare alle tabelle ministeriali. Per quanto riguarda l’analisi dei due sistemi:

- la 509 prevede che la triennale sia agganciata alla specialistica: solo con tot crediti “affini” ci si può iscrivere a una data specialistica. L’effetto di questo è che la laurea specialistica da valore a tutti e 300 o quasi i crediti del percorso formativo, e quindi potremmo dire che vale 300 crediti
- la 270 prevede uno sgancio della triennale dalla specialistica, per cui tendenzialmente con qualsiasi triennale è possibile fare qualsiasi specialistica. Tendenzialmente perché la decisione spetta al consiglio di corso di laurea quando emette il regolamento didattico. Guardandola da questo punto è un peggioramento rispetto a prima, perché la specialistica assume un valore minore, ossia di 120 crediti.

A me era sembrato che in realtà questa potesse essere una cosa positiva , un passo avanti, anche se molto piccolo, ma ovviamente una medaglia ha sempre due facce se non di più, quindi…

A questo punto la Fronzoni ha fatto un intervento affermando che esiste una incapacità di far capire le cose come stanno, che gli studenti si stanno facendo carico di una responsabilità che non è loro, e ha rimarcato che bisogna fare l’informazione giusta ai media, agire con intelligenza.

- Si è discusso della questione finanziamento, perché i finanziamenti sono divisi tra FFO che riguarda la didattica (aule, laboratori, materiale, servizi agli studenti, insomma tutto quanto riguarda il PRESENTE degli studenti) e fondi per la ricerca, che sono quelli che riguardano il FUTURO degli studenti. Questi erano divisi un tempo in : 40% per grossi progetti nazionali (progetto nazionale ricerche in antartide, ad esempio), 60% per atenei locali, poi c’erano dei fondi per il CNR (organo di ricerca nelle più disparate discipline, ucciso dalla precedente legislatura Berlusconi).

Oggi é diverso perché i fondi vengono devoluti per i PRIN (progetto di ricerca di interesse nazionale – di cui parlo dopo ), regolarmente tagliati di anno in anno, ma che ora subiscono tagli ancora maggiori. attualmente i fondi per la ricerca sono soprattutto fondi europei (CEI). Ci sono anche fondi statali che però sono 1,2% del pil (a diminuire) a differenza del 3% obiettivo del trattato di lisbona. Si distinguono poi i fondi di ricerca di base e applicata. I primi sono finanziati solo dallo stato, mentre i secondi sono finanziati da fondi europei e da industrie (per la geologia, ad esempio, le industrie del petrolio).

I PRIN si ottengono dopo aver fatto una domanda, con una trafila burocratica che porta via mesi se non anni, e il numero di progetti presentati è inversamente proporzionale al numero di progetti finanziati. questo fa si che chi non vince finisce per aver perso tempo, e anche molto. il che è problematico. Ci sono anche i progetti europei (CEI) dei quali i più richiesti sono dall’italia. Solo il 3% delle domande viene finanziato, il che è un numero molto basso. C’è anche l’aspetto che spesso questi fondi per la ricerca finiscono per pagare le pulizie, le chiamate al telefono, le matite e la carta, i libri, ecc. tutti servizi una volta pagati dal FFO.

Si è accennato al problema che comportano i trasferimenti: questi comportano un periodo di assestamento molto lungo e difficilitato. colui che si trasferisce deve ripartire da zero (quando si trasferisce lo fa solo con quanto è suo: libri, computer e altro deve lasciarli all’università – questo punto mi pareva un semplice lamentela ma non so - l’aspetto importante è che questo diventa inefficace per la ricerca e per la persona: ci vogliono anni perché si riadatti a livelli precedenti il trasferimento – sempre una lamentela secondo me-). questo comporta una progressione di carriera “forzata” all’interno dell’ateneo in cui il “cervello” trova lavoro la prima volta.

Una osservazione fatta da Pipan: i tagli della 133 coprono perfettamente quanto si perde con l’abolizione dell’ICI…

I famosi brevetti. Una volta erano il metodo di misura dello stato di attività per l’OCSE, ma adesso si sta abbandonando questo metodo. I brevetti sono la difesa della proprietà intellettuale, non sono un prodotto della ricerca. di solito la tutela di questa proprietà è di interesse unico di chi vende, e quindi molto spesso delle multinazionali. In molte università non c’è un ufficio brevetti, eccetto alcune (pavia?), e fare un brevetto per un singolo è una questione molto complicata.

Si è anche discusso del futuro degli studenti: le eccellenze non fanno il dottorato in italia anche per il fatto che è loro sconsigliato dai docenti (se in danimarca ti pagano 3000 euro al mese per fare un dottorato, anche se precario, è molto meglio), e inoltre le grosse industrie in italia sono state vendute: è un controsenso con il voler procedere con l’ipotesi fondazioni. chi resterà in italia, delle grosse industrie? Forse l’eni, che è l’unica in attivo…

Per quanto riguarda gli assegni di ricerca, ultimamente non ci sono più candidati perché chi vuole fare ricerca va già di per sé all’estero. Ultimamente chi si aggiudicava gli assegni di ricerca erano giovani laureati dei paesi del terzo mondo, ma il trend sta diminuendo perché comunque per vivere con quanto viene dato per un assegno di ricerca bisogna avere le spalle coperte: non si riesce facilmente. Lo stato ha adottato la tattica di aumentare il precariato pensando di poter risparmiare, ma in realtà questo ha comportato solamente una diminuzione della qualità. In questo modo la ricerca in italia la può fare solo chi ha soldi già di per se, mentre uno che viene da una famiglia povera che non può aiutarlo è costretto ad andare all’estero. Anche se è più brillante di molti che magari fanno ricerca perché hanno le spalle coperte.

Si è poi proceduti nella fase propositiva, che è riportata dal prof. Pipan nel verbale che allego.

 
Resoconto Assemblea Generalissima 19 Nov
Martedì 25 Novembre 2008 14:32

Relazione dell’Assemblea del 19/11/2008

Organizzazione della notte bianca.

Per quanto riguarda il 28 novembre ormai non è più organizzabile, perciò salta. Il venerdì 12 dicembre c’è sciopero regionale con probabile corteo a Trieste, potremmo prolungare la giornata nella notte bianca. Noi partecipiamo allo sciopero della CGIL e poi possiamo chiedere ai lavoratori di partecipare alla notte bianca.
Sull’ipotesi del 12 dicembre una studentessa fa presente che gli studenti fuori sede il venerdì tornano a casa; un’altra studentessa risponde che per un’evento come la notte bianca possono anche fermarsi. Inoltre il sabato molte persone non lavorano e quindi potrebbero intervenire il venerdì notte.

Interventi:
* Siamo in contatto con il Teatro Miela per reclutare un paio di nomi di spicco che possano attirare la cittadinanza, per organizzare qualche spettacolo teatrale.
* Possiamo chiedere all’Università di finanziare un servizio di bus – navetta che colleghi l’Ateneo al centro per l’occasione
* All’Assemblea di Scienze Politiche hanno approvato la lettura di Gomorra di Saviano all’interno dell’Università, possiamo farlo durante la notte bianca. C’è chi sta organizzando la proiezione gratuita del film Gomorra in un cinema della città
* Dobbiamo organizzare un servizio d’ordine, perchè nel momento in cui usiamo gli spazi dell’Università dobbiamo garantirne l’integrità Approvata la data del 12 dicembre. È indetta un’Assemblea domani alle 14 per discutere le proposte per organizzare l’evento. 

L’Assemblea Nazionale di Roma del 15-16 novembre

Sono presenti oggi dei membri del movimento che sono stati presenti a ciascuno dei tre worshop che hanno avuto luogo a Roma. Cui sono seguiti tre report che diamo per letti. Giambo ha partecipato al worshop sulla didattica.
Gli interventi sono stati molti
* Nelle altre università si stanno muovendo molto sull’autodidattica, cioè momenti di autoformazione gestiti dagli studenti per gli studenti per socializzare il sapere. È interessante, anche perchè le lezioni in piazza diventano sempre più difficili da fare man mano che ci avviciniamo all’inverno.
* Si è parlato del sistema dei crediti che mercifica il nostro sapere, e di come farlo saltare. Alcuni hanno proposto di scardinare il sistema dei crediti, ad es. facendo attribuire i crediti alle attività di autodidattica. Altri si sono dichiarati contrari, e hanno sostenuto che i crediti è meglio combatterli nel merito senza mescolarci la nostra autodidattica.
* È stato criticato il numero degli esami: potremmo analizzare i nostri piani di studio e proporre anche qui a Trieste degli accorpamenti di esami.
* Si è deciso di rivendicare una retribuzione agli stagisti, che si tratta di lavoro non retribuito. Si è sottolineato che sono per lo più messi lì a fare le fotocopie e non imparano nulla.
* È stato criticato il sistema meritocratico. Forti voci di contrasto si sono levate contro l’Aquis, il consorzio di atenei autoprocalmatisi virtuosi e fautori della meritocrazia.
* Altri interventi meno condivisi hanno riguardato il fatto che il merito degli studenti è schiacciato sulla produttività
* Si è parlato di studio con lentezza, cioè di riappropriarsi dei propri tempi di studio, no alle giornate con infinite ore di lezione. In questo senso si è parlato anche di abolizione della frequenza obbligatoria, e della revisione dei piani di studio, sempre nel senso di una maggiore libertà dei tempi di studio.
* Abolire il sistema dei blocchi all’accesso, perchè magari uno si gioca tutto su un concorso, poi il concorso è truccato, e poi va a fare qualcos’altro per cui non ha passione, e diventa per es. un pessimo architetto.
* Gli atenei meridionali hanno parlato della lotta alla criminalità da fare all’interno dell’Università: qui al nord il problema si sente meno negli atenei, ma c’è comunque la mafia e criminalità organizzata e quindi è un tema valido anche per noi.
* Le accademie d’arte sono in una situazione disastrosa, hanno portato all’assemblea il proprio disagio perchè sono loro stati tagliati i fondi in modo estremamente pesante, e perchè sono stati del tutto disconosciute le loro peculiarità e il loro valore.
* Un punto emerso con non sufficiente chiarezza è stato quello del giudizio dal basso: la valutazione dei docenti non dev’essere solo scientifica ma deve riguardare anche la loro didattica. Questo per rendere difficile la vita a quei professori che non fanno lezione, che mandano gli assistenti, che chiedono i propri libri in volume nuovo in sede d’esame e li firmano, ecc.
* È mancata una discussione sul valore legale del titolo di studio, si sono espressi in pochi per un sostegno al mantenimento del valore legale della laurea.

Paolo ha partecipato al workshop sul welfare
* Si è parlato di allargare il fronte dell’Onda a tematiche di tipo sociale
* si è parlato della possibilità di istituire un reddito per gli studenti, sia in forma diretta (uno stipendio) sia in forma indiretta (agevolazioni per i trasporti, mensa, cinema, teatri…). Si è parlato anche di allargare un tale reddito alla cittadinanza.
* Stipulare convenzioni con agenzie immobiliari, per poter redigere un elenco di affittuari garantiti, che ti danno stanze di qualità accettabile a prezzi accettabili
* Alleggerire le prime fasce di contribuzione e appesantire le ultime
* Si è parlato dello sciopero generale del 12 dicembre
* Di dedicare i proventi dei pozzi petroliferi della Basilicata, i più grandi d’Europa al diritto allo studio
* Abolizione della figura del General Contractor Dai documenti redatti e pubblicati su http://www.uniriot.org/ sono state tagliate fuori tantissime opinioni che non erano sulla linea dei romani. Sono uscite tantissime linee di dissenso sull’organizzazione di Roma. Quindi non dobbiamo focalizzarci sui report ma lavorare comunque ateneo per ateneo, adattandoci sulla realtà locale.
* Si è parlato di riappropriarci dei servizi di mensa, ad oggi esternalizzati.
* Di effettuare degli interventi di autoriduzioni delle mense
* Ci si è scontrati sui meccanismi di delega, cioè se li accettiamo oppure se nel movimento ciascuno rappresenta sé stesso. Non c’è stata una vera discussione, ognuno ha detto il suo ma non c’è stato poi un confronto sulle proposte. Per la fine della giornata era stata annunciata un’assemblea di quattro delegati. Invece l’assemblea si è allargata e stava diventando un’altra plenaria, secondo noi è stata la perdita dell’occasione in cui confrontarsi tra poche persone. Poi si è scoperto che quest’assemblea si inseriva in una sorta di resa dei conti tra l’area di sinistra critica (marxista – leninista) e quella degli spazi sociali (autonomi). Non ha comunque intaccato l’entusiasmo. Poi fuori dalla facoltà di fisica della Sapienza si è assemblata la gente, è emerso il fatto che la maggior parte degli altri atenei era risentito per questioni di delega, la rifiutano e si fondano sull’auto - organizzazione.

Intervento esterno Il 25 novembre alle 17 alla Libreria Knulp di via S. Michele si terrà una conferenza stampa sul tentativo di intitolare una strada ad un fascista, Granbassi, che ha combattuto in Spagna nelle fila di Franco. Interverranno Boris Pahor, Fulvio Camerini, lo storico Todeschini, Claudio Magris che ha fatto un bellissimo articolo sul Corriere della sera contro il revisionismo toponomastico, siamo in una vera a propria regressione storica. L’evento è stato organizzato da una libera associazione di cittadini sorta spontaneamente negli ultimi mesi.

Luca ha partecipato al workshop sulla ricerca
I documenti pubblicati sul sito volevano essere solo dei riassunti dei worshop, non interventi programmatici. I gruppi che li hanno redatti erano aperti, poteva parteciparci chi voleva. Hanno lavorato per tutta la notte. Sono un’accozzaglia di mediazioni. Ci sono due poli di pensiero organizzati e un universo di non allineati. Che cosa stiamo facendo? Ci chiudiamo nell’Università e ci occupiamo della regolina e del barone, oppure pensiamo che la nostra mobilitazione abbia un valore sociale? Cioè lo studente è un soggetto politico – economico - sociale oppure è uno che studia per conto suo (e poi va a lavorare nei call – centre)? Cioè l’autoriforma a che cosa serve? C’è da leggere “Generazione del surf, le vere ragioni della rivolta degli studenti”, costa 1 €, è scritto da tale “internazionale surfista”. Andiamo a raggiungere una lotta più generale oppure restiamo chiusi nel campo circoscritto dell’Università?
È giusto allargare questo movimento a una lotta più generale perchè l’Università non è staccata dal resto della società. Non vogliamo studiare quei saperi che servono a dominare la società.
Vogliamo colonizzare l’Università e liberarla da questa roba. Qual è la specificità dello studente in questa crisi? Quella di una generazione già nel presente precaria. In quanto giovani costituiscono di per sé una crisi, un conflitto all’interno della società.

Giambo Il pensiero politico che sta sotto il movimento dell’Onda non è ancora ben chiaro, quindi finora abbiamo solo punti di riflessione. Per arrivare a una posizione politica la strada è irta di scogli (dalla partecipazione che cala a tutti gli altri problemi) e questi richiedono di individuare soluzioni, altrimenti non arriviamo ad articolare una posizione politica.
A Roma non se ne è parlato. Ci vorrà un’assemblea, una discussione condivisa per farla. Per ora dobbiamo districarci tra gli scogli, sui quali dobbiamo trovare una posizione condivisa.

Manifestazioni di fine novembre

Gli studenti medi desiderano organizzare una loro mobilitazione per il 22 novembre, cui seguirebbe quella collettiva del 25 novembre in occasione della visita alla Sissa del Ministro Gelmini [mentre redigo questa relazione scopro che la Gelmini ha rinunciato ufficialmente alla visita].

Studente universitario: Bisogna alzare il tiro della protesta, è il caso di concentrarci su alcune iniziative forti, non su tutte perchè si sprecano un sacco di energie. Lavoriamo tutti insieme per il 25, facciamo una mobilitazione di massa, c’è la Gelmini: tutte le aree partecipino, facciamo una manifestazione forte. Unifichiamo tutte le forze nel 25. Organizziamo una delegazione che chiede di poter incontrare la Gelmini: per mostrare che noi protestiamo ma vogliamo anche parlare.
Studentessa media: Tra il 20 e il 25 ottobre si è creata una mobilitazione di studenti medi, che si sono letti tutti gli articoli della legge 133, e ne hanno discusso. Hanno parlato con Di Piazza per due volte, chiedendo di incontrare la Gelmini, e Di Piazza dopo aver promesso l’incontro si è rimangiato la parola, per concludere con una pacca sulla spalla.
Studentessa universitaria: È opportuno o no chiedere un incontro alla Gelmini? Quando abbiamo protestato contro la riforma Moratti ci sono stati degli incontri con l’allora ministro, ma non sono stati positivi, siamo stati strumentalizzati (i giornalisti tagliano immagini e dichiarazioni e fanno risultare quello che vogliono), oppure non ci hanno fatto parlare e ci siamo sorbiti una marea di chiacchiere; una volta ci hanno picchiati: poi i giornali non lo raccontano. studente La linea condivisa a livello nazionale è che la Gelmini prima deve ritirare la legge e poi parliamo. Parlarci adesso non ha senso.
Studentessa universitaria: Noi ci stiamo mobilitando perchè la legge 133 venga ritirata. Io non condivido l’autoriforma: non dobbiamo proporla alla Gelmini, non ci dirà certo che le va bene! Sulla manifestazione del 25 mettiamoci d’accordo, non disperdiamoci come già una volta, mettiamoci testa!
Studente: Sono contrario a incontrare la Gelmini. Viene a cercare un palcoscenico per parlare della sua riforma. Ha cercato di andare in diverse città, non ci è riuscita perchè è stata contestata. Anche noi dobbiamo fare come gli altri, non dobbiamo lasciarla entrare in città, non dobbiamo lasciarla promuovere il suo progetto.
Studente: Secondo me dobbiamo sfruttarla bene l’opportunità di parlare con la Gelmini, ma non dobbiamo mandarci gli sbarbatelli, sennò i giornali ci massacrano. Dobbiamo andarci a parlare con pochi e chiari concetti, tra cui la richiesta delle sue dimissioni. Parlarci non è legittimarla, lei è già legittimata, è ministro del governo in carica. Dobbiamo farla parlare perché significa farla esporre, così la possiamo mettere in difficoltà, possiamo far emergere le sue cazzate.

 
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