Home Rassegna stampa
Rassegna stampa
La Gelmini rinuncia: non verrà alla Sissa
Venerdì 21 Novembre 2008 11:05

Il ministro dell’Istruzione assente all’inaugurazione dell’anno accademico

da Il Piccolo di Trieste del 21 novembre 2008

 

Mariastella Gelmini rinuncia alla sua visita a Trieste. Martedì 25 novembre il Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca avrebbe dovuto presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sissa, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati che ha sede in città.
La versione ufficiale giunta da Roma per la mancata partecipazione dà «la Gelmini impegnata proprio in quella giornata in una riunione istituzionale internazionale, che dovrà presiedere», come spiega il direttore della Sissa, Stefano Fantoni. Ma dietro questa decisione potrebbe celarsi il timore di vedersi investita anche a Trieste da vigorose contestazioni da parte del mondo della scuola, dell’università e della ricerca stessa.
In effetti, sul sito internet del Coordinamento 133 (www.coordinamento133.altervista.org) era già scattata la mobilitazione da parte degli studenti. In due interventi pubblicati ieri sulla home page dello spazio web, con tanto di foto della testa della 36enne esponente del Pdl travolta dalle onde del mare, veniva lanciato a chiare lettere l’appello a unirsi alla manifestazione di protesta anti-Gelmini, organizzata proprio in concomitanza con l’eventuale arrivo del ministro in città. Il ritrovo era stato fissato per le 11 di martedì a Barcola, all’altezza del capolinea dell’autobus numero 6. Secondo i promotori della protesta, la Gelmini sarebbe approdata a Trieste con «il chiaro intento di "farsi bella" davanti a giornalisti e telecamere. Un ministro che fa solo finta di confrontarsi con gli studenti - continuava il testo - ma che in realtà va avanti con il suo progetto di privatizzazione dei saperi, noi non vogliamo che il ministro sfrutti la nostra città come un palcoscenico». Lo slogan conclusivo ribadiva infine la posizione dei contestatori: «Fermiamo la Gelmini, difendiamo la Sissa!».
Nell’altro testo messo in rete, il coordinamento 133 aveva tentato di proporre al rettore e ai professori dell’Ateneo triestino il blocco di tutte le lezioni previste nella giornata del 25 novembre. Una sorta di lettera aperta, con la quale si chiamavano i docenti ad unirsi alla manifestazione contro la Gelmini. Un dissenso che si sarebbe tradotto poi in una sorta di muro umano, tanto compatto da impedire al ministro di raggiungere fisicamente la sede della Sissa. Tutto ciò, a questo punto, non avverrà, visto l’annunciato forfait dell’«obiettivo» della protesta.
Peraltro la presenza della Gelmini all’inaugurazione dell’anno accademico della Sissa non era stata confermata, ma le voci al riguardo sulla sua partecipazione erano iniziate a circolare con sempre maggiore insistenza negli ultimi giorni. Tanto che, ormai, la cosa sembrava fatta, considerati anche i contatti tra i vertici dell’ente d’eccellenza cittadino e il ministero. Ieri, tuttavia, il direttore della Sissa, Fantoni, ha ricevuto la notizia della rinuncia. (m.u.)

 
Università e scuola, il governo frena tagli ridotti, sblocco del turn-over
Giovedì 06 Novembre 2008 20:00

 http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1362373.html

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge su "diritto allo studio"
500 milioni agli atenei migliori. "Concorsi più trasparenti"

Università e scuola, il governo frena
tagli ridotti, sblocco del turn-over

di SALVO INTRAVAIA


Comincia a produrre i primi effetti concreti la protesta del mondo universitario e della scuola. I tagli agli atenei e il blocco del turn over saranno mitigati e salta, almeno per quest'anno, il dimensionamento della rete scolastica che mette e rischio le mini-scuole. I provvedimenti relativi all'università sono contenuti nel decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l'efficienza del sistema universitario" varato dal al Consiglio dei ministri. Mentre un disegno di legge e apposite "Linee guida" affronteranno le spinose questioni dell'"Autonomia, della responsabilità e del merito" all'interno degli atenei italiani.

Le misure per gli atenei rimettono i discussione i tagli sui Fondi universitari e il blocco del turn over previsti dalla Finanziaria estiva: l'ormai nota legge 133 presente in quasi tutti gli slogan e striscioni di contestazione. Gli atenei-cicala, cioè quelli che spendono troppo per il personale, non potranno assumere docenti e ricercatori. Per atenei-formica, quelli con i conti in ordine, il blocco del turn over (a quota 20 per cento) salirà al 50 per cento e le assunzioni dovranno favorire i ricercatori, a tempo indeterminato e determinato. E dal 2009 il 5 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) verrà ripartito in base alle pagelle che il Cnvsu (il Consiglio nazionale di valutazione del sistema universitario) assegnerà ai diversi atenei. Si tratta di 500milioni che, per il ministro Gelmini, sono "un segnale significativo per dimostrare che possiamo spendere meglio le risorse e puntare alla qualità della ricerca". Ma aggiunge il ministro: "I tagli previsti per il 2010 resteranno: abbiamo un anno e anche di più per iniziare un percorso di riforme che rendano questi tagli meno dolorosi".

Il decreto contiene misure per favorire il diritto allo studio: aumento dei posti nelle residenze universitarie e 135 milioni per le borse di studio a favore degli studenti meritevoli e i capaci. "Per la prima volta- spiega in conferenza stampa l'inquilino di viale Trastevere - il paese coprirà le necessità di tutti gli studenti aventi diritto ad una borsa. Di solito gli esclusi sono 40.000: in tutto 180 mila ragazzi avranno la borsa".

Ci sono poi le Linee guida e un disegno di legge sull'università che, come hanno chiesto a gran voce gli studenti, dovrebbero porre fine allo strapotere dei cosiddetti Baroni. Con il provvedimento sarà riformato il reclutamento dei docenti, verrà lanciato un nuovo sistema di valutazione degli atenei e sarà riordinato il Dottorato di ricerca. Niente blocco dei concorsi banditi paventato da qualche parte "ma introduzione del sorteggio per la composizione delle commissioni esaminatrici". "Abbiamo introdotto - chiarisce il ministro - un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio. Le commissioni saranno composte da un membro interno e da altri eletti per garantire una maggiore trasparenza''.

Lo slittamento al 2010 del dimensionamento della rete scolastica (accorpamento degli istituti con meno di 500 alunni e cancellazione delle scuole con meno di 50 alunni) farà parte di un emendamento che, nel corso del dibattito parlamentare sulla conversione in legge del decreto-legge 154, modificherà l'articolo 3. Il primo round del braccio di ferro governo-regioni (che all'indomani del provvedimento hanno annunciato il ricorso alla Corte costituzionale) è appannaggio di queste ultime. Per il prossimo anno restano salve le piccole scuole (con meno di 50 alunni) e gli istituti con meno di 500 alunni. E entro il 15 giugno 2009, sulla questione dimensionamento verrà stipulata una intesa in Conferenza unificata Stato-regioni.

E la scuola resta scontenta. "La straordinaria mobilitazione promossa dai sindacati scuola - dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl scuola - sta già producendo i suoi effetti: il governo è costretto a rivedere l'atteggiamento, fin qui mantenuto, di arrogante chiusura al dialogo. Siamo tuttavia ancora molto lontani da quanto chiesto - continua - con lo sciopero del 30 ottobre: le misure sulla scuola contenute nella manovra economico finanziaria e quelle sul maestro unico, sulle quali resta il nostro più fermo dissenso, devono essere profondamente riviste, perché inaccettabili e insostenibili".
(6 novembre 2008)
 
L'universita' truccata
Giovedì 06 Novembre 2008 13:24

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000670.html

 

L'UNIVERSITA' TRUCCATA

di Roberto Perotti 10.10.2008

Pubblichiamo un capito del libro di Roberto Perotti "L'università truccata" (Einaudi, 183 pagine, 16 euro), in libreria in questi giorni. L'università italiana non si riforma con nuove ondate di regole, prescrizioni e controlli. Serve invece introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Dove sia nell'interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Su quest'ultimo aspetto si soffermano alcune parti del libro. Ecco un capitolo.

 

BARI, FACOLTA’ DI ECONOMIA

Per dare concretezza alle argomentazioni che saranno sviluppate in seguito, è opportuno partire dal caso specifico di una delle maggiori università italiane, quella di Bari. Per anni giornali, settimanali, libri e TV hanno elevato agli onori della cronaca i casi di alcune famiglie particolarmente portate alla carriera accademica. Nella facoltà di Economia sono noti i casi della famiglia Girone, con l’ex magnifico rettore Giovanni professore di Statistica, la moglie Giulia Sallustio, tre figli, un genero, tutti docenti della stessa facoltà; o della famiglia Massari, con Lanfranco professore di Economia Aziendale, due fratelli, e almeno cinque tra figli e nipoti, a Bari e atenei limitrofi; o della famiglia Tatarano, con il padre Giovanni e due figli, tutti docenti di Diritto Privato e tutti nello stesso corridoio.
Meno noto è il fatto che non ci sono solo loro. Nella facoltà di Economia almeno 42 docenti su 179 (quasi il 25 percento) risultano avere almeno un parente stretto nella stessa facoltà; altri parenti sono sparsi per le altre facoltà dell’ ateneo, ed altri ancora  insegnano negli atenei satelliti, nella sede staccata di Taranto, a Lecce, a Foggia; ed. Tutte queste sono stime prudenziali, perché in parecchi casi fortemente sospetti non sono riuscito a rompere il muro di omertà e ad accertare al di là di ogni dubbio l’ esistenza di un legame di parentela, o l’ esatto grado di parentela. E non c’ è solo Economia: a Medicina e Chirurgia i cognomi che ricorrono almeno due volte sono 40, su 417 docenti di ruolo.
Le complesse relazioni di parentela fra docenti della Facoltà di Economia, all’interno della stessa facoltà, con docenti in altre facoltà (casella scura), e con docenti in altri atenei pugliesi (casella scura con bordo frastagliato), sono ricostruite, per quanto possibile, nel Grafico 1. Dal grafico sono esclusi i docenti il cui unico parente stretto accertato in facoltà sia il coniuge. Sono invece inclusi anche alcuni tra i commissari più attivi nei concorsi delle varie famiglie.
Tutti sono andati in cattedra in maniera perfettamente legale. Ma i concorsi, per quanto regolari, rivelano ugualmente dei tratti interessanti. La Tabella 1mostra i dati più importanti dei 38 concorsi sostenuti dal 1999 in poi (da quando cioè i concorsi sono diventati locali) dalle persone che appaiono nel Grafico 1, e di cui siano disponibili i verbali. La tabella riporta anche i nomi di alcuni dei commissari più attivi in questi concorsi. Si noti che ciò non esaurisce l’attività di commissario di molti docenti di Economia a Bari: essi possono essere apparsi come commissari in molti altri concorsi, a Bari e altrove.
Per comprendere questa tabella, è utile illustrare brevemente come si svolge un concorso per professore associato (con qualche variazione sul tipo di prove e sul numero e qualifiche dei commissari, lo stesso procedimento viene utilizzato per i concorsi per ricercatore e per ordinario). Il concorso viene bandito da un ateneo, che designa un commissario; gli altri quattro commissari vengono eletti dai docenti di tutta Italia. Dopo un esame dei titoli ed una prova orale, la commissione dichiara il candidato idoneo. Questi può venire chiamato dall’ateneo che ha bandito il concorso, o da un altro ateneo, o potrebbe anche non essere chiamato da alcun ateneo. Inizialmente, ogni concorso poteva dichiarare fino a tre idonei; dal 2001, solo due; dal 2005, soltanto uno (e dal 2008, di nuovo due).
Tre fenomeni emergono molto chiaramente dalla Tabella 1. Primo, la mancanza di concorrenza: in molti concorsi alla fine della procedura rimane un numero di candidati esattamente pari al numero di idoneità disponibili: al momento del voto, non c’è niente da scegliere. Secondo, l’intreccio di commissari che presiedono a vicenda i concorsi delle famiglie più importanti. Terzo, la sorprendente velocità di carriera di certi rampolli di queste famiglie.
Consideriamo il primo fenomeno. In ben 18 concorsi su 33 (per 6 concorsi l’informazione non era disponibile) al momento della votazione le idoneità disponibili sono pari al numero dei candidati; in altri 8 concorsi rimane un solo candidato in più delle idoneità disponibili. In alcuni casi il numero dei dispersi è particolarmente sorprendente. Dei tredici candidati che si iscrivono al concorso per professore associato in Diritto Privato a Economia a Bari nel 2002, undici si ritirano nelle varie fasi; solo due si presentano alla prova didattica, tra cui Marco Tatarano, che viene dichiarato idoneo e poi chiamato nella stessa facoltà e nello stesso dipartimento del padre Giovanni. Nel concorso per associato di Economia Aziendale alla Parthenope di Napoli del 2005, di diciassette candidati ne rimangono tre alla votazione finale; due di questi ottengono l’idoneità, fra cui Virginia Milone, ricercatrice a Bari e figlia del professore ordinario Marino Milone (ciò che avvenne dopo questo concorso è ancora più interessante, come vedremo più avanti in questo capitolo). Su dieci candidati iscritti al concorso per ordinario in Economia Aziendale a Lecce del 2003, sette si ritirano prima della stesura dei giudizi; dei tre candidati rimasti, due sono dichiarati idonei; fra questi, Gianluca Girone figlio di Giovanni e già associato a Bari, dove viene poi chiamato come ordinario: presenta cinque monografie, tutte pubblicate nel dipartimento cui appartiene.

Grafico 1: Relazioni a Bari, Facoltà di Economia

 

Per ingrandire il grafico cliccare qui.

Alcuni concorsi prendono due rampolli con una fava. Nel concorso per ordinario di Economia Aziendale a Economia a Bari nel 2003, si candidano in sette, si ritirano in quattro; i due idonei sono Vittorio dell’Atti, figlio di Antonio ordinario in facoltà, e Michele Milone, altro figlio di Marino. Al concorso per ricercatore in Economia degli Intermediari Finanziari di Economia a Bari del 2000, si candidano in cinque, si ritirano in tre, le due rimaste sono Raffaella Girone figlia di Giovanni e Virginia Milone figlia di Marino, entrambe idonee.
Veniamo al secondo fenomeno, gli intrecci fra commissari. Lanfranco Massari è commissario designato nel 2000 nel concorso della figlia di Marino Milone, Virginia, e della figlia di Giovanni Girone, Raffaella. Entrambi i padri gli restituiscono il favore: nel 2001 Giovanni Girone è commissario nel concorso della figlia di Lanfranco Massari, Antonella; nel 2003 Marino Milone è commissario designato nel concorso di un altro parente di Lanfranco Massari, Francesco Saverio (sorprendentemente, nonostante indagini di parecchi mesi non mi è stato possibile ricostruire se quest’ultimo è figlio o nipote del capostipite Lanfranco Massari). Benito Leoci e Luigi Ciraolo appaiono in entrambi i concorsi di una terza figlia di Lanfranco Massari, Stefania, da associato e da ordinario.
Nel concorso da ordinario di Maria Chiara Tatarano del 2000 è commissario designato Pietro Perlingieri, ordinario a Benevento e già senatore del Ppi; nello stesso periodo Tatarano padre è a sua volta commissario designato nel concorso per ricercatore di Giovanni Perlingieri, figlio di Pietro. Quest’ultimo è anche proprietario della casa editrice Edizioni Scientifiche, presso cui hanno pubblicato le loro monografie i due Tatarano figli. In tutti e tre i concorsi dei Tatarano figli, i due di Marco e quello di Maria Chiara, è commissario anche Giuseppe Panza, ordinario a Giurisprudenza a Bari oggi in pensione, il cui figlio Fabrizio Panza è docente ad Economia a Bari.  Vito Leonardo Plantamura è commissario in entrambi i concorsi dei Marengo, padre e figlio, il primo da ordinario e il secondo da ricercatore, che si aprono entrambi nel 2003.
Infine, il terzo fenomeno, le carriere. Marco Tatarano, figlio di Giovanni, si laurea in Giurisprudenza a Bari nel 2000; ottiene l’idoneità per ricercatore in un concorso in cui non ha concorrenti dopo che si ritirano sei candidati; cinque mesi dopo, il 24 settembre 2002, viene bandito un concorso per associato, in cui su tredici candidati ne sopravvivono due, entrambi idonei; a quattro anni dalla laurea Marco Tatarano è quindi professore associato, una carriera fulminante.
Bruno Notarnicola fa meglio. Diventa ricercatore nel 1999 (in un concorso di cui su internet c’è traccia solo del decreto di nomina); subito viene aperto un concorso per associato nel 2000, che egli vince nel 2001 (e anche di questo concorso non è possibile accedere ai giudizi su internet); nel 2004 apre un concorso per ordinario l’università telematica Guglielmo Marconi di Roma; lo vince nel 2006, e viene chiamato dalla facoltà di Economia di Bari (e anche di questo concorso non c’ è traccia su internet); in sette anni passa così da ricercatore ad ordinario. In Italia solo un ordinario su 1000 ha meno di 35 anni; ma nel 2006 Stefania Massari vince l’idoneità per ordinario in statistica economica proprio a 35 anni; la sorella Antonella la vince nella stessa materia a 37 anni.
Ma la carriera più spettacolare è probabilmente quella di Giovanni Perlingieri (figlio di Pietro ordinario a Benevento), che già abbiamo visto vincere il concorso da ricercatore nel 2001 a 24 anni con Giovanni Tatarano come commissario. Nell’aprile del 2002 viene bandito un concorso da associato a Cagliari, che egli vince in dicembre, venendo subito chiamato a Salerno; dopo otto mesi viene indetto un concorso da ordinario a Padova, che vince nel marzo del 2004; viene quindi chiamato come ordinario nel settembre 2005 alla seconda università di Napoli, a 29 anni appena compiuti. Stabilisce così probabilmente due record, o almeno vi si avvicina molto: la carriera più fulminante (quattro anni e mezzo dalla nomina a ricercatore alla nomina a ordinario, quando spesso ci vogliono tre anni solo per espletare un singolo concorso, e altrettanti per ottenere la conferma in ruolo); e uno dei più giovani ordinari nella storia dell’università italiana (Luigi Einaudi divenne ordinario a 28 anni, e per decenni se ne parlò come di un fatto leggendario). 

 
Bufala dei 37 Corsi da 1 studente
Lunedì 03 Novembre 2008 10:57

Sull'uscita della gelmini, che ha denunciato l'esistenza in italia di 37 corsi di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a denunciarli come se fosse un'inviata di striscia la notizia.

Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che:

  • I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di studenti, intorno ai 50 e oltre;
  • l'equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei nuovi corsi;
  • la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa nel famoso libro 'La casta' di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali, ogni volta come se fosse una novità assoluta.

Ecco quindi chiarito come ha avuto l'informazione sui 37 corsi la ministra gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in piedi alla destra del premier silvio berlusconi. L'ha letta su un giornale che aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per giustificare i tagli.

Tutto ciò è fantastico. No, di più, è simbolico. E' molto simbolico. E' un cerchio che si chiude.

La ministra, a capo del ministero della Pubblica Istruzione, per sapere cosa succede nelle Università raccoglie informazioni dai giornali.

I giornalisti, per scrivere articoli sulla scuola, raccolgono informazioni dai vecchi libri e le riciclicano come se fossero scoop sensazionali.

Gli autori della Casta, spiace anche per loro, hanno raccolto le informazioni dal ministero ma non si sono preoccupati minimamente di verificare la notizia, che doveva apparire evidentemente strana.

E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini, che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come una vera vergogna.

E pensare che verificare la fonte era solo questione di mandare una persona nelle università a vedere come stavano le cose, come ha dimostrato Mentana a Matrix. Era facile.

Non ci voleva molto ma non l'ha fatto nessuno. Perchè? Perchè così vanno le cose.

 
Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana
Sabato 01 Novembre 2008 09:59

Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana

di Roberto Perotti , Andrea Ichino , Giovanni Peri e Stefano Gagliarducci 27.06.2005
Contrariamente ad una interpretazione diffusa, un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualità della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Ma la leggenda secondo cui in media i docenti italiani siano poco produttivi perché poco pagati in media non ha fondamento. E’ vero però che il sistema italiano premia generosamente l’ anzianità, indipendentemente dalla produttività, generando incentivi perversi, allontanando i talenti, e lasciando poche risorse per i ricercatori giovani e più produttivi. Il contributo termina con una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali.

La "fuga dei cervelli" dall’Italia ha recentemente trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche. Tuttavia, ciò che forse dovrebbe fare riflettere maggiormente è che quasi nessun ricercatore straniero è attratto dal nostro paese. Nei corsi di Dottorato Italiani soltanto il 2% degli studenti proviene dall’estero e, in tutto, meno di 3,500 persone provenienti da altri paesi dell'Unione Europea lavorano nel settore scientifico-tecnologico in Italia. Nel Regno Unito (e risultati simili valgono per altri paesi europei) il 35% degli studenti nei corsi di Ph.D. sono stranieri e piu’ di 42,000 cittadini della U.E. (non Britannici) lavorano come ricercatori in quel paese.
Il nostro obiettivo in questo contributo (che si basa su Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti, 2005) e’ di illustrare tre punti fondamentali. Primo, mostrare che – contrariamente ad una interpretazione diffusa - un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualita’ della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Secondo, discutere come l’attuale sistema di remunerazioni e carriere induca incentivi sbagliati e allontani i "talenti". Terzo, formulare una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali.

Produttivita’ Scientifica dei Ricercatori Italiani

La prima e la seconda colonna della Tavola 1 mostrano il numero medio di pubblicazioni e di citazioni per ricercatore (nei settori di Scienza e Ingegneria) durante il periodo 1997-2001 (i dati sul numero dei ricercatori si riferiscono al 1999). L’Italia risulterebbe avere un rapporto "pubblicazioni / ricercatore" e "citazioni / ricercatore" tra i piu’ alti in assoluto (si vedano le colonne 1 e 2 della Tavola 1). Questi risultati, apparentemente incoraggianti, sono stati ampiamente citati nella stampa italiana, in particolare nella risposta del ministro Moratti ad un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 Novembre 2004. C’è tuttavia qualcosa di strano in questi dati: gli Stati Uniti appaiono agli ultimi posti di questa classifica – un risultato assai implausibile. Il mistero è facilmente svelato: la definizione di ricercatore include una varietà di figure professionali, ma le pubblicazioni scientifiche provengono per la maggior parte da una sola di queste figure: i ricercatori accademici. Essi sono una maggioranza nei paesi sud europei inclusa l’ Italia, ma sono una minoranza (e molto piccola negli Stati Uniti) in quasi tutti gli altri paesi. Quando al denominatore usiamo i ricercatori accademici l’Italia ha rapporti "pubblicazioni / ricercatore" (colonna 4) e "citazione / ricercatore" (colonna 5) ben inferiori agli USA, ma anche a Regno Unito, Olanda e Danimarca.
Una misura della qualità, anziché della quantità, di pubblicazioni è data dal loro fattore di impatto, cioè dal numero di citazioni che essa riceve. La colonna 6 della Tabella 1 mostra il numero medio di citazioni per lavoro pubblicato nel periodo 1997-2001. L’Italia ha un valore simile alla Francia, e superiore solo a Spagna e Portogallo.

 

Retribuzioni

Il sistema retributivo italiano ha tre caratteristiche. Primo, la progressione retributiva dipende quasi esclusivamente dall’ anzianità di servizio: all'interno di ciascuna categoria di docenza (Ricercatore, Associato, Ordinario), la produttività è completamente irrilevante per la determinazione del salario. Le analisi di Daniele Checchi (1999) di Roberto Perotti (2002) mostrano chiaramente che il numero di pubblicazioni ha un’influenza marginale nelle decisioni di promozione di categoria. Secondo, il profilo temporale della progressione salariale è molto "ripido": si guadagna poco a inizio carriera, ma l’ anzianità viene remunerata molto bene. Consideriamo un giovane che diventi ricercatore a 25 anni, associato a 35 anni e ordinario a 45 anni: tra inizio e fine carriera il suo salario aumenta di un fattore pari a 5, sostanzialmente per effetto della sola anzianita’ (vedi Tabella 2).
Terzo, per effetto di questa progressione, e contrariamente ad una credenza assai diffusa, un ordinario italiano con 35 annni di anzianità è ben pagato anche rispetto ai suoi colleghi statunitensi. Come si vede confrontando la Tabella 2 con la Tabella 3, egli riceve un salario superiore a quello dell’ 80 percento dei professori ordinari nelle migliori università statunitensi (quelle con un programma di PhD), e superiore a quello del 95 percento degli ordinari nelle università con al più un corso di master (la stragrande maggiornaza delle università americane).
Il sistema retributivo dei docenti universitari negli Stati Uniti segue regole assai diverse. Il salario è negoziato individualmente, ed è quindi funzione delle opportunità di lavoro alternative, cioè, essenzialmente, dalla produttività di un professore. In conseguenza, a qualsiasi livello di anzianità la dispersione salariale è molto elevata (mentre in Italia è nulla). Ad esempio il rapporto tra i salario massimo (113,636 euro nelle piu’ prestigiose università con corsi di Ph.D.) e minimo (27,273 euro in un community college) di un assistant professor (ricercatore) è pari a circa 4.2. E un assistant professor di 25 anni molto produttivo e promettente può benissimo guadagnare ben più di un ordinario a fine carriera ma poco produttivo. D’altro canto, la progressione salariale in carriera è sempre ancorata alla produttività scientifica e non così accentuata come in Italia: a fine carriera un ottimo professore guadagna tra 1.5 e 2 volte il suo salario iniziale.
Questa è esattamente la struttura salariale che ci si apetterebbe se il salario fosse usato come strumento per incentivare la produttività e per premiare gli anni di ricerca più produttivi, che tipicamente sono quelli da inizio fino a metà carriera.

Proposte per una Riforma

La causa principale dei problemi dell’ università italiana non è dunque la mancanza di fondi, bensì l’esistenza di meccanismi sbagliati di distribuzione delle risorse. Le nostre proposte sono quindi volte a modificare il sistema di incentivi in modo che, a parità di risorse, nell'accademia italiana venga premiata l'eccellenza scientifica secondo parametri condivisi dalla comunità internazionale. Il nostro lavoro "Lo Splendido Isolamento dell’ Università Italiana" discute queste proposte in maggiore dettaglio.

1. Liberalizzare le retribuzioni del personale accademico.
2. Liberalizzare le assunzioni: ogni università assume chi vuole e come vuole; di conseguenza, è abolito l'attuale sistema concorsuale.
3. Liberalizzare i percorsi di carriera: ogni università promuove chi e come vuole.
4. Liberalizzare completamente la didattica: ogni università è libera di organizzare i corsi come vuole e di offrire i titoli che preferisce.
5. Liberalizzare le tasse universitarie: ogni università si appropria delle tasse pagate da i propri studenti.
6. In alternativa alla proposta precedente, mantenere il controllo pubblico sulle tasse universitarie aumentandole però considerevolmente.
7. Utilizzare i risparmi statali così ottenuti per istituire un sistema di vouchers, borse di studio e prestiti con restituzione graduata in base al reddito ottenuto dopo la laurea.
8. Allocare ogni eventuale altro finanziamento statale alle università in modo fortemente selettivo sulla base di indicatori di produttività scientifica condivisi dalla comunità internazionale.
9. Consentire l'accesso a finanziamenti privati senza limitazioni.
10. Abolire il valore legale del titolo di studio.

Tabella 1. La produttività e la qualità dei ricercatori italiani

 

 

pubblicazioni / ricercatori tot

citazioni / ricercatori tot

Ricercatori accademici / ricercatori tot

pubblicazioni / ricercatori accademici

citazioni / ricercatori accademici

impact factor medio

impact factor standardizzato

 

1

2

3

4

5

6

7

USA

1.00

8.60

0.15

6.80

58.33

8.57

1.48

Germania

1.25

8.64

0.26

4.77

32.98

6.91

1.33

Regno Unito

2.17

15.86

0.31

6.99

51.00

7.30

1.39

Francia

1.45

9.43

0.35

4.09

26.68

6.52

1.12

Italia

2.26

14.81

0.38

5.88

38.57

6.56

1.12

Spagna

1.68

9.09

0.55

3.06

16.54

5.41

.97

Portogallo

0.86

3.99

0.52

1.65

7.62

4.62

.82

Danimarca

1.96

15.57

0.30

6.50

51.56

7.93

1.48

Olanda

2.29

18.79

0.31

7.41

59.58

8.20

1.39

Canada

1.68

11.79

0.33

5.04

35.28

7.00

1.18

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Definizioni: Colonna 6: impact factor: definito come numero totale di citazioni / numero totale di pubblicazioni, entrambe per il periodo 1997-2001;. Colonna 7: impact factor standardizzato, 2002; vedi testo per la definizione.
Fonti: Pubblicazioni e citazioni: King (2004), dati riferiti agli anni 1997-2001; Impact factor standardizzato: King (2004), dati riferiti al 2002; Numero di ricercatori: OECD, Main Science and Technology Indicators database, dati 1999 (1998 per Regno Unito). Il numero di ricercatori è espresso in unità full time equivalent.

Tabella 2. Distribuzione dei salari accademici in Italia

 

Anzianità di servizio

in anni

Professore Ordinario

a tempo pieno

Professore Associato

a tempo pieno

Ricercatore

a tempo pieno

0 (non conf.)

47631

36053

20225

3

50412

37999

29244

5

54207

40684

31150

7

56900

42596

32516

9

60696

45280

34422

11

63388

47192

35788

13

67184

49876

37694

15

70979

52560

39601

17

73968

54683

41117

19

76957

56806

42633

21

79946

58928

44149

23

82935

61051

45665

25

85924

63174

47181

27

88913

65296

48698

29

91902

67419

50214

31

94891

69542

51730

33

96735

70851

52665

35

98578

72160

53600

37

100421

73469

54535

39

102264

74778

55470

Media

77242

57020

42415

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Nota: Dati aggiornati all'anno 2004. La tabella riporta il salario annuo in euro al lordo delle tasse per le tre categorie di docenti italiani al variare della anzianità di servizio, secondo la tabella elaborata dal CNU di Bari e pubblicata sul sito http://xoomer.virgilio.it/alpagli/. Poiché non disponiamo della distribuzione dei docenti italiani per anzianità, le retribuzioni medie nell'ultima riga sono calcolate ipotizzando una distribuzione uniforme.

Tabella 3. Distribuzione dei salari accademici negli Stati Uniti

 

 

Università con corsi undergraduate

e corsi di dottorato

Università con corsi undergraduate

e corsi di master

College senza corsi graduate

Percentile

Full

Associate

Assistant

Full

Associate

Assistant

Full

Associate

Assistant

1

49,091

38,182

30,909

41,818

34,545

29,091

36,364

29,091

27,273

5

56,364

43,636

36,364

47,273

40,000

32,727

41,818

34,545

32,727

10

68,969

52,678

44,994

53,526

44,728

38,386

42,749

37,871

32,906

20

73,139

55,133

46,742

56,721

47,005

40,217

47,956

40,698

35,404

30

77,091

57,091

48,378

59,075

48,733

41,338

51,109

42,951

37,047

40

79,738

58,875

50,493

61,465

50,515

42,336

53,589

44,857

38,552

50

83,820

61,747

51,825

63,913

51,879

43,435

56,944

46,835

39,592

60

89,466

63,622

54,266

66,523

53,535

44,788

59,843

48,796

40,931

70

94,616

65,989

55,896

70,540

55,623

46,265

63,037

50,730

42,147

80

98,730

69,816

58,476

75,203

58,567

48,661

67,198

53,529

44,383

90

108,003

73,599

63,804

81,060

63,645

51,465

78,941

59,007

48,832

95

119,212

79,177

65,953

86,323

66,372

53,279

86,854

64,672

51,373

99

195,455

122,727

113,636

122,727

92,727

80,000

122,727

83,636

69,091

Media

91,529

62,400

53,251

69,193

54,555

45,417

65,293

50,392

41,901

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Nota: Dati riferiti all'anno accademico 2003-04. La tabella riporta i percentili in euro della distribuzione del salario annuo al lordo delle tasse per i Full Professor, gli Associate Professor e gli Assistant Professor in tre categorie di università degli Stati Uniti. La fonte è il rapporto della AAUP (2004), in particolare le Tabelle 4, 8 e 9a. I dati si riferiscono a 1446 università per un totale di 1775 campus. Per la conversione della valuta abbiamo utilizzato il tasso di cambio corretto per Purchasing Power Parity pari a 1.11 dollari per euro.

 

Bibliografia:

Checchi, D., 1999, Tenure. An Appraisal of a National Selection Process for Associate Professorship, Giornale degli Economisti ed Annali di Economia, 58 (2), 137-181.

Gagliarducci S., A. Ichino , G.Peri e R. Perotti (2005) "Lo Splendido Isolamento dell’ Universita’ Italiana" Working Paper, Fondazione Rodolfo De Benedetti, Milano, www.igier.uni-bocconi.it/perotti.

Kalaitzidakis P., Stengos T. e Mamuneas T.P., 2003, Rankings of Academic Journals and Institutions in Economics, Journal of the European Economic Association, 1 (6), 1346-1366.

Perotti, R., 2002, The Italian University System: Rules vs. Incentives, www.igier.uni-bocconi.it/perotti
 



Powered by Joomla!. Designed by: Free Joomla Theme, domain hosting. Valid XHTML and CSS.