|
Università e scuola, il governo frena tagli ridotti, sblocco del turn-over |
|
Giovedì 06 Novembre 2008 20:00 |
http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1362373.htmlIl Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge su "diritto allo studio" 500 milioni agli atenei migliori. "Concorsi più trasparenti" Università e scuola, il governo frena tagli ridotti, sblocco del turn-over di SALVO INTRAVAIA Comincia a produrre i primi effetti concreti la protesta del mondo universitario e della scuola. I tagli agli atenei e il blocco del turn over saranno mitigati e salta, almeno per quest'anno, il dimensionamento della rete scolastica che mette e rischio le mini-scuole. I provvedimenti relativi all'università sono contenuti nel decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l'efficienza del sistema universitario" varato dal al Consiglio dei ministri. Mentre un disegno di legge e apposite "Linee guida" affronteranno le spinose questioni dell'"Autonomia, della responsabilità e del merito" all'interno degli atenei italiani. Le misure per gli atenei rimettono i discussione i tagli sui Fondi universitari e il blocco del turn over previsti dalla Finanziaria estiva: l'ormai nota legge 133 presente in quasi tutti gli slogan e striscioni di contestazione. Gli atenei-cicala, cioè quelli che spendono troppo per il personale, non potranno assumere docenti e ricercatori. Per atenei-formica, quelli con i conti in ordine, il blocco del turn over (a quota 20 per cento) salirà al 50 per cento e le assunzioni dovranno favorire i ricercatori, a tempo indeterminato e determinato. E dal 2009 il 5 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) verrà ripartito in base alle pagelle che il Cnvsu (il Consiglio nazionale di valutazione del sistema universitario) assegnerà ai diversi atenei. Si tratta di 500milioni che, per il ministro Gelmini, sono "un segnale significativo per dimostrare che possiamo spendere meglio le risorse e puntare alla qualità della ricerca". Ma aggiunge il ministro: "I tagli previsti per il 2010 resteranno: abbiamo un anno e anche di più per iniziare un percorso di riforme che rendano questi tagli meno dolorosi". Il decreto contiene misure per favorire il diritto allo studio: aumento dei posti nelle residenze universitarie e 135 milioni per le borse di studio a favore degli studenti meritevoli e i capaci. "Per la prima volta- spiega in conferenza stampa l'inquilino di viale Trastevere - il paese coprirà le necessità di tutti gli studenti aventi diritto ad una borsa. Di solito gli esclusi sono 40.000: in tutto 180 mila ragazzi avranno la borsa". Ci sono poi le Linee guida e un disegno di legge sull'università che, come hanno chiesto a gran voce gli studenti, dovrebbero porre fine allo strapotere dei cosiddetti Baroni. Con il provvedimento sarà riformato il reclutamento dei docenti, verrà lanciato un nuovo sistema di valutazione degli atenei e sarà riordinato il Dottorato di ricerca. Niente blocco dei concorsi banditi paventato da qualche parte "ma introduzione del sorteggio per la composizione delle commissioni esaminatrici". "Abbiamo introdotto - chiarisce il ministro - un cambiamento nei meccanismi di composizione delle commissioni esaminatrici, introducendo il sorteggio. Le commissioni saranno composte da un membro interno e da altri eletti per garantire una maggiore trasparenza''. Lo slittamento al 2010 del dimensionamento della rete scolastica (accorpamento degli istituti con meno di 500 alunni e cancellazione delle scuole con meno di 50 alunni) farà parte di un emendamento che, nel corso del dibattito parlamentare sulla conversione in legge del decreto-legge 154, modificherà l'articolo 3. Il primo round del braccio di ferro governo-regioni (che all'indomani del provvedimento hanno annunciato il ricorso alla Corte costituzionale) è appannaggio di queste ultime. Per il prossimo anno restano salve le piccole scuole (con meno di 50 alunni) e gli istituti con meno di 500 alunni. E entro il 15 giugno 2009, sulla questione dimensionamento verrà stipulata una intesa in Conferenza unificata Stato-regioni. E la scuola resta scontenta. "La straordinaria mobilitazione promossa dai sindacati scuola - dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl scuola - sta già producendo i suoi effetti: il governo è costretto a rivedere l'atteggiamento, fin qui mantenuto, di arrogante chiusura al dialogo. Siamo tuttavia ancora molto lontani da quanto chiesto - continua - con lo sciopero del 30 ottobre: le misure sulla scuola contenute nella manovra economico finanziaria e quelle sul maestro unico, sulle quali resta il nostro più fermo dissenso, devono essere profondamente riviste, perché inaccettabili e insostenibili". (6 novembre 2008)
|
|
Giovedì 06 Novembre 2008 13:24 |
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000670.html
L'UNIVERSITA' TRUCCATA di Roberto Perotti 10.10.2008
|
|
Bufala dei 37 Corsi da 1 studente |
|
Lunedì 03 Novembre 2008 10:57 |
Sull'uscita della gelmini, che ha denunciato l'esistenza in italia di 37 corsi di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a denunciarli come se fosse un'inviata di striscia la notizia. Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che: - I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di studenti, intorno ai 50 e oltre;
- l'equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei nuovi corsi;
- la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa nel famoso libro 'La casta' di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali, ogni volta come se fosse una novità assoluta.
Ecco quindi chiarito come ha avuto l'informazione sui 37 corsi la ministra gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in piedi alla destra del premier silvio berlusconi. L'ha letta su un giornale che aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per giustificare i tagli. Tutto ciò è fantastico. No, di più, è simbolico. E' molto simbolico. E' un cerchio che si chiude. La ministra, a capo del ministero della Pubblica Istruzione, per sapere cosa succede nelle Università raccoglie informazioni dai giornali. I giornalisti, per scrivere articoli sulla scuola, raccolgono informazioni dai vecchi libri e le riciclicano come se fossero scoop sensazionali. Gli autori della Casta, spiace anche per loro, hanno raccolto le informazioni dal ministero ma non si sono preoccupati minimamente di verificare la notizia, che doveva apparire evidentemente strana. E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini, che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come una vera vergogna. E pensare che verificare la fonte era solo questione di mandare una persona nelle università a vedere come stavano le cose, come ha dimostrato Mentana a Matrix. Era facile. Non ci voleva molto ma non l'ha fatto nessuno. Perchè? Perchè così vanno le cose.
|
|
Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana |
|
Sabato 01 Novembre 2008 09:59 |
Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana di Roberto Perotti , Andrea Ichino , Giovanni Peri e Stefano Gagliarducci 27.06.2005 Contrariamente ad una interpretazione diffusa, un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualità della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Ma la leggenda secondo cui in media i docenti italiani siano poco produttivi perché poco pagati in media non ha fondamento. E’ vero però che il sistema italiano premia generosamente l’ anzianità, indipendentemente dalla produttività, generando incentivi perversi, allontanando i talenti, e lasciando poche risorse per i ricercatori giovani e più produttivi. Il contributo termina con una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali. La "fuga dei cervelli" dall’Italia ha recentemente trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche. Tuttavia, ciò che forse dovrebbe fare riflettere maggiormente è che quasi nessun ricercatore straniero è attratto dal nostro paese. Nei corsi di Dottorato Italiani soltanto il 2% degli studenti proviene dall’estero e, in tutto, meno di 3,500 persone provenienti da altri paesi dell'Unione Europea lavorano nel settore scientifico-tecnologico in Italia. Nel Regno Unito (e risultati simili valgono per altri paesi europei) il 35% degli studenti nei corsi di Ph.D. sono stranieri e piu’ di 42,000 cittadini della U.E. (non Britannici) lavorano come ricercatori in quel paese. Il nostro obiettivo in questo contributo (che si basa su Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti, 2005) e’ di illustrare tre punti fondamentali. Primo, mostrare che – contrariamente ad una interpretazione diffusa - un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualita’ della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Secondo, discutere come l’attuale sistema di remunerazioni e carriere induca incentivi sbagliati e allontani i "talenti". Terzo, formulare una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali. Produttivita’ Scientifica dei Ricercatori Italiani La prima e la seconda colonna della Tavola 1 mostrano il numero medio di pubblicazioni e di citazioni per ricercatore (nei settori di Scienza e Ingegneria) durante il periodo 1997-2001 (i dati sul numero dei ricercatori si riferiscono al 1999). L’Italia risulterebbe avere un rapporto "pubblicazioni / ricercatore" e "citazioni / ricercatore" tra i piu’ alti in assoluto (si vedano le colonne 1 e 2 della Tavola 1). Questi risultati, apparentemente incoraggianti, sono stati ampiamente citati nella stampa italiana, in particolare nella risposta del ministro Moratti ad un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 Novembre 2004. C’è tuttavia qualcosa di strano in questi dati: gli Stati Uniti appaiono agli ultimi posti di questa classifica – un risultato assai implausibile. Il mistero è facilmente svelato: la definizione di ricercatore include una varietà di figure professionali, ma le pubblicazioni scientifiche provengono per la maggior parte da una sola di queste figure: i ricercatori accademici. Essi sono una maggioranza nei paesi sud europei inclusa l’ Italia, ma sono una minoranza (e molto piccola negli Stati Uniti) in quasi tutti gli altri paesi. Quando al denominatore usiamo i ricercatori accademici l’Italia ha rapporti "pubblicazioni / ricercatore" (colonna 4) e "citazione / ricercatore" (colonna 5) ben inferiori agli USA, ma anche a Regno Unito, Olanda e Danimarca. Una misura della qualità, anziché della quantità, di pubblicazioni è data dal loro fattore di impatto, cioè dal numero di citazioni che essa riceve. La colonna 6 della Tabella 1 mostra il numero medio di citazioni per lavoro pubblicato nel periodo 1997-2001. L’Italia ha un valore simile alla Francia, e superiore solo a Spagna e Portogallo. Retribuzioni Il sistema retributivo italiano ha tre caratteristiche. Primo, la progressione retributiva dipende quasi esclusivamente dall’ anzianità di servizio: all'interno di ciascuna categoria di docenza (Ricercatore, Associato, Ordinario), la produttività è completamente irrilevante per la determinazione del salario. Le analisi di Daniele Checchi (1999) di Roberto Perotti (2002) mostrano chiaramente che il numero di pubblicazioni ha un’influenza marginale nelle decisioni di promozione di categoria. Secondo, il profilo temporale della progressione salariale è molto "ripido": si guadagna poco a inizio carriera, ma l’ anzianità viene remunerata molto bene. Consideriamo un giovane che diventi ricercatore a 25 anni, associato a 35 anni e ordinario a 45 anni: tra inizio e fine carriera il suo salario aumenta di un fattore pari a 5, sostanzialmente per effetto della sola anzianita’ (vedi Tabella 2). Terzo, per effetto di questa progressione, e contrariamente ad una credenza assai diffusa, un ordinario italiano con 35 annni di anzianità è ben pagato anche rispetto ai suoi colleghi statunitensi. Come si vede confrontando la Tabella 2 con la Tabella 3, egli riceve un salario superiore a quello dell’ 80 percento dei professori ordinari nelle migliori università statunitensi (quelle con un programma di PhD), e superiore a quello del 95 percento degli ordinari nelle università con al più un corso di master (la stragrande maggiornaza delle università americane). Il sistema retributivo dei docenti universitari negli Stati Uniti segue regole assai diverse. Il salario è negoziato individualmente, ed è quindi funzione delle opportunità di lavoro alternative, cioè, essenzialmente, dalla produttività di un professore. In conseguenza, a qualsiasi livello di anzianità la dispersione salariale è molto elevata (mentre in Italia è nulla). Ad esempio il rapporto tra i salario massimo (113,636 euro nelle piu’ prestigiose università con corsi di Ph.D.) e minimo (27,273 euro in un community college) di un assistant professor (ricercatore) è pari a circa 4.2. E un assistant professor di 25 anni molto produttivo e promettente può benissimo guadagnare ben più di un ordinario a fine carriera ma poco produttivo. D’altro canto, la progressione salariale in carriera è sempre ancorata alla produttività scientifica e non così accentuata come in Italia: a fine carriera un ottimo professore guadagna tra 1.5 e 2 volte il suo salario iniziale. Questa è esattamente la struttura salariale che ci si apetterebbe se il salario fosse usato come strumento per incentivare la produttività e per premiare gli anni di ricerca più produttivi, che tipicamente sono quelli da inizio fino a metà carriera. Proposte per una Riforma La causa principale dei problemi dell’ università italiana non è dunque la mancanza di fondi, bensì l’esistenza di meccanismi sbagliati di distribuzione delle risorse. Le nostre proposte sono quindi volte a modificare il sistema di incentivi in modo che, a parità di risorse, nell'accademia italiana venga premiata l'eccellenza scientifica secondo parametri condivisi dalla comunità internazionale. Il nostro lavoro "Lo Splendido Isolamento dell’ Università Italiana" discute queste proposte in maggiore dettaglio.
1. Liberalizzare le retribuzioni del personale accademico. 2. Liberalizzare le assunzioni: ogni università assume chi vuole e come vuole; di conseguenza, è abolito l'attuale sistema concorsuale. 3. Liberalizzare i percorsi di carriera: ogni università promuove chi e come vuole. 4. Liberalizzare completamente la didattica: ogni università è libera di organizzare i corsi come vuole e di offrire i titoli che preferisce. 5. Liberalizzare le tasse universitarie: ogni università si appropria delle tasse pagate da i propri studenti. 6. In alternativa alla proposta precedente, mantenere il controllo pubblico sulle tasse universitarie aumentandole però considerevolmente. 7. Utilizzare i risparmi statali così ottenuti per istituire un sistema di vouchers, borse di studio e prestiti con restituzione graduata in base al reddito ottenuto dopo la laurea. 8. Allocare ogni eventuale altro finanziamento statale alle università in modo fortemente selettivo sulla base di indicatori di produttività scientifica condivisi dalla comunità internazionale. 9. Consentire l'accesso a finanziamenti privati senza limitazioni. 10. Abolire il valore legale del titolo di studio. Tabella 1. La produttività e la qualità dei ricercatori italiani | | pubblicazioni / ricercatori tot | citazioni / ricercatori tot | Ricercatori accademici / ricercatori tot | pubblicazioni / ricercatori accademici | citazioni / ricercatori accademici | impact factor medio | impact factor standardizzato | | | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | | USA | 1.00 | 8.60 | 0.15 | 6.80 | 58.33 | 8.57 | 1.48 | | Germania | 1.25 | 8.64 | 0.26 | 4.77 | 32.98 | 6.91 | 1.33 | | Regno Unito | 2.17 | 15.86 | 0.31 | 6.99 | 51.00 | 7.30 | 1.39 | | Francia | 1.45 | 9.43 | 0.35 | 4.09 | 26.68 | 6.52 | 1.12 | | Italia | 2.26 | 14.81 | 0.38 | 5.88 | 38.57 | 6.56 | 1.12 | | Spagna | 1.68 | 9.09 | 0.55 | 3.06 | 16.54 | 5.41 | .97 | | Portogallo | 0.86 | 3.99 | 0.52 | 1.65 | 7.62 | 4.62 | .82 | | Danimarca | 1.96 | 15.57 | 0.30 | 6.50 | 51.56 | 7.93 | 1.48 | | Olanda | 2.29 | 18.79 | 0.31 | 7.41 | 59.58 | 8.20 | 1.39 | | Canada | 1.68 | 11.79 | 0.33 | 5.04 | 35.28 | 7.00 | 1.18 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Definizioni: Colonna 6: impact factor: definito come numero totale di citazioni / numero totale di pubblicazioni, entrambe per il periodo 1997-2001;. Colonna 7: impact factor standardizzato, 2002; vedi testo per la definizione. Fonti: Pubblicazioni e citazioni: King (2004), dati riferiti agli anni 1997-2001; Impact factor standardizzato: King (2004), dati riferiti al 2002; Numero di ricercatori: OECD, Main Science and Technology Indicators database, dati 1999 (1998 per Regno Unito). Il numero di ricercatori è espresso in unità full time equivalent. Tabella 2. Distribuzione dei salari accademici in Italia | Anzianità di servizio in anni | Professore Ordinario a tempo pieno | Professore Associato a tempo pieno | Ricercatore a tempo pieno | | 0 (non conf.) | 47631 | 36053 | 20225 | | 3 | 50412 | 37999 | 29244 | | 5 | 54207 | 40684 | 31150 | | 7 | 56900 | 42596 | 32516 | | 9 | 60696 | 45280 | 34422 | | 11 | 63388 | 47192 | 35788 | | 13 | 67184 | 49876 | 37694 | | 15 | 70979 | 52560 | 39601 | | 17 | 73968 | 54683 | 41117 | | 19 | 76957 | 56806 | 42633 | | 21 | 79946 | 58928 | 44149 | | 23 | 82935 | 61051 | 45665 | | 25 | 85924 | 63174 | 47181 | | 27 | 88913 | 65296 | 48698 | | 29 | 91902 | 67419 | 50214 | | 31 | 94891 | 69542 | 51730 | | 33 | 96735 | 70851 | 52665 | | 35 | 98578 | 72160 | 53600 | | 37 | 100421 | 73469 | 54535 | | 39 | 102264 | 74778 | 55470 | | Media | 77242 | 57020 | 42415 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Nota: Dati aggiornati all'anno 2004. La tabella riporta il salario annuo in euro al lordo delle tasse per le tre categorie di docenti italiani al variare della anzianità di servizio, secondo la tabella elaborata dal CNU di Bari e pubblicata sul sito http://xoomer.virgilio.it/alpagli/. Poiché non disponiamo della distribuzione dei docenti italiani per anzianità, le retribuzioni medie nell'ultima riga sono calcolate ipotizzando una distribuzione uniforme. Tabella 3. Distribuzione dei salari accademici negli Stati Uniti | | Università con corsi undergraduate e corsi di dottorato | Università con corsi undergraduate e corsi di master | College senza corsi graduate | | Percentile | Full | Associate | Assistant | Full | Associate | Assistant | Full | Associate | Assistant | | 1 | 49,091 | 38,182 | 30,909 | 41,818 | 34,545 | 29,091 | 36,364 | 29,091 | 27,273 | | 5 | 56,364 | 43,636 | 36,364 | 47,273 | 40,000 | 32,727 | 41,818 | 34,545 | 32,727 | | 10 | 68,969 | 52,678 | 44,994 | 53,526 | 44,728 | 38,386 | 42,749 | 37,871 | 32,906 | | 20 | 73,139 | 55,133 | 46,742 | 56,721 | 47,005 | 40,217 | 47,956 | 40,698 | 35,404 | | 30 | 77,091 | 57,091 | 48,378 | 59,075 | 48,733 | 41,338 | 51,109 | 42,951 | 37,047 | | 40 | 79,738 | 58,875 | 50,493 | 61,465 | 50,515 | 42,336 | 53,589 | 44,857 | 38,552 | | 50 | 83,820 | 61,747 | 51,825 | 63,913 | 51,879 | 43,435 | 56,944 | 46,835 | 39,592 | | 60 | 89,466 | 63,622 | 54,266 | 66,523 | 53,535 | 44,788 | 59,843 | 48,796 | 40,931 | | 70 | 94,616 | 65,989 | 55,896 | 70,540 | 55,623 | 46,265 | 63,037 | 50,730 | 42,147 | | 80 | 98,730 | 69,816 | 58,476 | 75,203 | 58,567 | 48,661 | 67,198 | 53,529 | 44,383 | | 90 | 108,003 | 73,599 | 63,804 | 81,060 | 63,645 | 51,465 | 78,941 | 59,007 | 48,832 | | 95 | 119,212 | 79,177 | 65,953 | 86,323 | 66,372 | 53,279 | 86,854 | 64,672 | 51,373 | | 99 | 195,455 | 122,727 | 113,636 | 122,727 | 92,727 | 80,000 | 122,727 | 83,636 | 69,091 | | Media | 91,529 | 62,400 | 53,251 | 69,193 | 54,555 | 45,417 | 65,293 | 50,392 | 41,901 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Nota: Dati riferiti all'anno accademico 2003-04. La tabella riporta i percentili in euro della distribuzione del salario annuo al lordo delle tasse per i Full Professor, gli Associate Professor e gli Assistant Professor in tre categorie di università degli Stati Uniti. La fonte è il rapporto della AAUP (2004), in particolare le Tabelle 4, 8 e 9a. I dati si riferiscono a 1446 università per un totale di 1775 campus. Per la conversione della valuta abbiamo utilizzato il tasso di cambio corretto per Purchasing Power Parity pari a 1.11 dollari per euro. Bibliografia: Checchi, D., 1999, Tenure. An Appraisal of a National Selection Process for Associate Professorship, Giornale degli Economisti ed Annali di Economia, 58 (2), 137-181. Gagliarducci S., A. Ichino , G.Peri e R. Perotti (2005) "Lo Splendido Isolamento dell’ Universita’ Italiana" Working Paper, Fondazione Rodolfo De Benedetti, Milano, www.igier.uni-bocconi.it/perotti. Kalaitzidakis P., Stengos T. e Mamuneas T.P., 2003, Rankings of Academic Journals and Institutions in Economics, Journal of the European Economic Association, 1 (6), 1346-1366. Perotti, R., 2002, The Italian University System: Rules vs. Incentives, www.igier.uni-bocconi.it/perotti
|
|
|