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Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana
Sabato 01 Novembre 2008 09:59

Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana

di Roberto Perotti , Andrea Ichino , Giovanni Peri e Stefano Gagliarducci 27.06.2005
Contrariamente ad una interpretazione diffusa, un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualità della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Ma la leggenda secondo cui in media i docenti italiani siano poco produttivi perché poco pagati in media non ha fondamento. E’ vero però che il sistema italiano premia generosamente l’ anzianità, indipendentemente dalla produttività, generando incentivi perversi, allontanando i talenti, e lasciando poche risorse per i ricercatori giovani e più produttivi. Il contributo termina con una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali.

La "fuga dei cervelli" dall’Italia ha recentemente trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche. Tuttavia, ciò che forse dovrebbe fare riflettere maggiormente è che quasi nessun ricercatore straniero è attratto dal nostro paese. Nei corsi di Dottorato Italiani soltanto il 2% degli studenti proviene dall’estero e, in tutto, meno di 3,500 persone provenienti da altri paesi dell'Unione Europea lavorano nel settore scientifico-tecnologico in Italia. Nel Regno Unito (e risultati simili valgono per altri paesi europei) il 35% degli studenti nei corsi di Ph.D. sono stranieri e piu’ di 42,000 cittadini della U.E. (non Britannici) lavorano come ricercatori in quel paese.
Il nostro obiettivo in questo contributo (che si basa su Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti, 2005) e’ di illustrare tre punti fondamentali. Primo, mostrare che – contrariamente ad una interpretazione diffusa - un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualita’ della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Secondo, discutere come l’attuale sistema di remunerazioni e carriere induca incentivi sbagliati e allontani i "talenti". Terzo, formulare una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali.

Produttivita’ Scientifica dei Ricercatori Italiani

La prima e la seconda colonna della Tavola 1 mostrano il numero medio di pubblicazioni e di citazioni per ricercatore (nei settori di Scienza e Ingegneria) durante il periodo 1997-2001 (i dati sul numero dei ricercatori si riferiscono al 1999). L’Italia risulterebbe avere un rapporto "pubblicazioni / ricercatore" e "citazioni / ricercatore" tra i piu’ alti in assoluto (si vedano le colonne 1 e 2 della Tavola 1). Questi risultati, apparentemente incoraggianti, sono stati ampiamente citati nella stampa italiana, in particolare nella risposta del ministro Moratti ad un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 Novembre 2004. C’è tuttavia qualcosa di strano in questi dati: gli Stati Uniti appaiono agli ultimi posti di questa classifica – un risultato assai implausibile. Il mistero è facilmente svelato: la definizione di ricercatore include una varietà di figure professionali, ma le pubblicazioni scientifiche provengono per la maggior parte da una sola di queste figure: i ricercatori accademici. Essi sono una maggioranza nei paesi sud europei inclusa l’ Italia, ma sono una minoranza (e molto piccola negli Stati Uniti) in quasi tutti gli altri paesi. Quando al denominatore usiamo i ricercatori accademici l’Italia ha rapporti "pubblicazioni / ricercatore" (colonna 4) e "citazione / ricercatore" (colonna 5) ben inferiori agli USA, ma anche a Regno Unito, Olanda e Danimarca.
Una misura della qualità, anziché della quantità, di pubblicazioni è data dal loro fattore di impatto, cioè dal numero di citazioni che essa riceve. La colonna 6 della Tabella 1 mostra il numero medio di citazioni per lavoro pubblicato nel periodo 1997-2001. L’Italia ha un valore simile alla Francia, e superiore solo a Spagna e Portogallo.

 

Retribuzioni

Il sistema retributivo italiano ha tre caratteristiche. Primo, la progressione retributiva dipende quasi esclusivamente dall’ anzianità di servizio: all'interno di ciascuna categoria di docenza (Ricercatore, Associato, Ordinario), la produttività è completamente irrilevante per la determinazione del salario. Le analisi di Daniele Checchi (1999) di Roberto Perotti (2002) mostrano chiaramente che il numero di pubblicazioni ha un’influenza marginale nelle decisioni di promozione di categoria. Secondo, il profilo temporale della progressione salariale è molto "ripido": si guadagna poco a inizio carriera, ma l’ anzianità viene remunerata molto bene. Consideriamo un giovane che diventi ricercatore a 25 anni, associato a 35 anni e ordinario a 45 anni: tra inizio e fine carriera il suo salario aumenta di un fattore pari a 5, sostanzialmente per effetto della sola anzianita’ (vedi Tabella 2).
Terzo, per effetto di questa progressione, e contrariamente ad una credenza assai diffusa, un ordinario italiano con 35 annni di anzianità è ben pagato anche rispetto ai suoi colleghi statunitensi. Come si vede confrontando la Tabella 2 con la Tabella 3, egli riceve un salario superiore a quello dell’ 80 percento dei professori ordinari nelle migliori università statunitensi (quelle con un programma di PhD), e superiore a quello del 95 percento degli ordinari nelle università con al più un corso di master (la stragrande maggiornaza delle università americane).
Il sistema retributivo dei docenti universitari negli Stati Uniti segue regole assai diverse. Il salario è negoziato individualmente, ed è quindi funzione delle opportunità di lavoro alternative, cioè, essenzialmente, dalla produttività di un professore. In conseguenza, a qualsiasi livello di anzianità la dispersione salariale è molto elevata (mentre in Italia è nulla). Ad esempio il rapporto tra i salario massimo (113,636 euro nelle piu’ prestigiose università con corsi di Ph.D.) e minimo (27,273 euro in un community college) di un assistant professor (ricercatore) è pari a circa 4.2. E un assistant professor di 25 anni molto produttivo e promettente può benissimo guadagnare ben più di un ordinario a fine carriera ma poco produttivo. D’altro canto, la progressione salariale in carriera è sempre ancorata alla produttività scientifica e non così accentuata come in Italia: a fine carriera un ottimo professore guadagna tra 1.5 e 2 volte il suo salario iniziale.
Questa è esattamente la struttura salariale che ci si apetterebbe se il salario fosse usato come strumento per incentivare la produttività e per premiare gli anni di ricerca più produttivi, che tipicamente sono quelli da inizio fino a metà carriera.

Proposte per una Riforma

La causa principale dei problemi dell’ università italiana non è dunque la mancanza di fondi, bensì l’esistenza di meccanismi sbagliati di distribuzione delle risorse. Le nostre proposte sono quindi volte a modificare il sistema di incentivi in modo che, a parità di risorse, nell'accademia italiana venga premiata l'eccellenza scientifica secondo parametri condivisi dalla comunità internazionale. Il nostro lavoro "Lo Splendido Isolamento dell’ Università Italiana" discute queste proposte in maggiore dettaglio.

1. Liberalizzare le retribuzioni del personale accademico.
2. Liberalizzare le assunzioni: ogni università assume chi vuole e come vuole; di conseguenza, è abolito l'attuale sistema concorsuale.
3. Liberalizzare i percorsi di carriera: ogni università promuove chi e come vuole.
4. Liberalizzare completamente la didattica: ogni università è libera di organizzare i corsi come vuole e di offrire i titoli che preferisce.
5. Liberalizzare le tasse universitarie: ogni università si appropria delle tasse pagate da i propri studenti.
6. In alternativa alla proposta precedente, mantenere il controllo pubblico sulle tasse universitarie aumentandole però considerevolmente.
7. Utilizzare i risparmi statali così ottenuti per istituire un sistema di vouchers, borse di studio e prestiti con restituzione graduata in base al reddito ottenuto dopo la laurea.
8. Allocare ogni eventuale altro finanziamento statale alle università in modo fortemente selettivo sulla base di indicatori di produttività scientifica condivisi dalla comunità internazionale.
9. Consentire l'accesso a finanziamenti privati senza limitazioni.
10. Abolire il valore legale del titolo di studio.

Tabella 1. La produttività e la qualità dei ricercatori italiani

 

 

pubblicazioni / ricercatori tot

citazioni / ricercatori tot

Ricercatori accademici / ricercatori tot

pubblicazioni / ricercatori accademici

citazioni / ricercatori accademici

impact factor medio

impact factor standardizzato

 

1

2

3

4

5

6

7

USA

1.00

8.60

0.15

6.80

58.33

8.57

1.48

Germania

1.25

8.64

0.26

4.77

32.98

6.91

1.33

Regno Unito

2.17

15.86

0.31

6.99

51.00

7.30

1.39

Francia

1.45

9.43

0.35

4.09

26.68

6.52

1.12

Italia

2.26

14.81

0.38

5.88

38.57

6.56

1.12

Spagna

1.68

9.09

0.55

3.06

16.54

5.41

.97

Portogallo

0.86

3.99

0.52

1.65

7.62

4.62

.82

Danimarca

1.96

15.57

0.30

6.50

51.56

7.93

1.48

Olanda

2.29

18.79

0.31

7.41

59.58

8.20

1.39

Canada

1.68

11.79

0.33

5.04

35.28

7.00

1.18

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Definizioni: Colonna 6: impact factor: definito come numero totale di citazioni / numero totale di pubblicazioni, entrambe per il periodo 1997-2001;. Colonna 7: impact factor standardizzato, 2002; vedi testo per la definizione.
Fonti: Pubblicazioni e citazioni: King (2004), dati riferiti agli anni 1997-2001; Impact factor standardizzato: King (2004), dati riferiti al 2002; Numero di ricercatori: OECD, Main Science and Technology Indicators database, dati 1999 (1998 per Regno Unito). Il numero di ricercatori è espresso in unità full time equivalent.

Tabella 2. Distribuzione dei salari accademici in Italia

 

Anzianità di servizio

in anni

Professore Ordinario

a tempo pieno

Professore Associato

a tempo pieno

Ricercatore

a tempo pieno

0 (non conf.)

47631

36053

20225

3

50412

37999

29244

5

54207

40684

31150

7

56900

42596

32516

9

60696

45280

34422

11

63388

47192

35788

13

67184

49876

37694

15

70979

52560

39601

17

73968

54683

41117

19

76957

56806

42633

21

79946

58928

44149

23

82935

61051

45665

25

85924

63174

47181

27

88913

65296

48698

29

91902

67419

50214

31

94891

69542

51730

33

96735

70851

52665

35

98578

72160

53600

37

100421

73469

54535

39

102264

74778

55470

Media

77242

57020

42415

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Nota: Dati aggiornati all'anno 2004. La tabella riporta il salario annuo in euro al lordo delle tasse per le tre categorie di docenti italiani al variare della anzianità di servizio, secondo la tabella elaborata dal CNU di Bari e pubblicata sul sito http://xoomer.virgilio.it/alpagli/. Poiché non disponiamo della distribuzione dei docenti italiani per anzianità, le retribuzioni medie nell'ultima riga sono calcolate ipotizzando una distribuzione uniforme.

Tabella 3. Distribuzione dei salari accademici negli Stati Uniti

 

 

Università con corsi undergraduate

e corsi di dottorato

Università con corsi undergraduate

e corsi di master

College senza corsi graduate

Percentile

Full

Associate

Assistant

Full

Associate

Assistant

Full

Associate

Assistant

1

49,091

38,182

30,909

41,818

34,545

29,091

36,364

29,091

27,273

5

56,364

43,636

36,364

47,273

40,000

32,727

41,818

34,545

32,727

10

68,969

52,678

44,994

53,526

44,728

38,386

42,749

37,871

32,906

20

73,139

55,133

46,742

56,721

47,005

40,217

47,956

40,698

35,404

30

77,091

57,091

48,378

59,075

48,733

41,338

51,109

42,951

37,047

40

79,738

58,875

50,493

61,465

50,515

42,336

53,589

44,857

38,552

50

83,820

61,747

51,825

63,913

51,879

43,435

56,944

46,835

39,592

60

89,466

63,622

54,266

66,523

53,535

44,788

59,843

48,796

40,931

70

94,616

65,989

55,896

70,540

55,623

46,265

63,037

50,730

42,147

80

98,730

69,816

58,476

75,203

58,567

48,661

67,198

53,529

44,383

90

108,003

73,599

63,804

81,060

63,645

51,465

78,941

59,007

48,832

95

119,212

79,177

65,953

86,323

66,372

53,279

86,854

64,672

51,373

99

195,455

122,727

113,636

122,727

92,727

80,000

122,727

83,636

69,091

Media

91,529

62,400

53,251

69,193

54,555

45,417

65,293

50,392

41,901

Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005).
Nota: Dati riferiti all'anno accademico 2003-04. La tabella riporta i percentili in euro della distribuzione del salario annuo al lordo delle tasse per i Full Professor, gli Associate Professor e gli Assistant Professor in tre categorie di università degli Stati Uniti. La fonte è il rapporto della AAUP (2004), in particolare le Tabelle 4, 8 e 9a. I dati si riferiscono a 1446 università per un totale di 1775 campus. Per la conversione della valuta abbiamo utilizzato il tasso di cambio corretto per Purchasing Power Parity pari a 1.11 dollari per euro.

 

Bibliografia:

Checchi, D., 1999, Tenure. An Appraisal of a National Selection Process for Associate Professorship, Giornale degli Economisti ed Annali di Economia, 58 (2), 137-181.

Gagliarducci S., A. Ichino , G.Peri e R. Perotti (2005) "Lo Splendido Isolamento dell’ Universita’ Italiana" Working Paper, Fondazione Rodolfo De Benedetti, Milano, www.igier.uni-bocconi.it/perotti.

Kalaitzidakis P., Stengos T. e Mamuneas T.P., 2003, Rankings of Academic Journals and Institutions in Economics, Journal of the European Economic Association, 1 (6), 1346-1366.

Perotti, R., 2002, The Italian University System: Rules vs. Incentives, www.igier.uni-bocconi.it/perotti
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Daniele Andreozzi  - scusate l'intrusione   |87.2.56.xxx |2008-11-08 12:12:21
Scusate l'intrusione; sono un ricercatore e non vorrei dare l'impressione di una
difesa corporativa. Tuttavia, onestamente, mi trovo a dover commentare questo
articolo. Io ho sempre pensato che dei numeri si possa far tutto e onestamente
non sono in grado di valutare queste cifre, però il senso comune ha pure il suo
valore. D'altro canto lo scoppio di una crisi che apparentemente nessuno - o
forse qualcuno inascoltato c'è stato - dei grandi economisti e operatori
finanziari è riuscito a prevedere ci può in parte far diffidare dei numeri.
Innanzitutto una cosa, purtroppo per molti l'avvio della stabilizzazione, e
quindi delle progressioni stipendiali, inizia molto tardi. Per molti ricercatori
italiani il problema è semmai quello di maturare il numero di anni necessari
alla pensione, dato l'enorme costo necessario per il riscatto degli anni passati
in dottorati, post-dottorati e quant'altri precariati vari. La carriera, a men...
Daniele Andreozzi  - re: scusate l'intrusione 2   |82.58.217.xxx |2008-11-08 13:56:38
Non si vede tutto, provo fare così; se rubo troppo spazio cancellatemi e se mi
sbaglio nel fare così, scusate l'ignoranza
[ La carriera, a meno di miracoli -
vedi l'altro articolo messo in rete - inizia molto tardi e questo penalizza
rispetto a altre professioni. Poi, per mia banale esperienza personale e senza
il supporto di alcuna cifra, penso che non sia vero che guadagnamo come i
nostri colleghi esteri. All'estero guadagnano molto di più. Bisogna tener conto
che il confronto con gli Stati Uniti è pure molto forviante. Lì ci sono vere
Università - quelle in cui gli studenti pagano tanto - e altre assai meno
qualificate; dove s'insegna in maniera anche approssimativa, tanto il titolo di
studio non ha valore legale. La lettura dei fumetti, forse meno scientifici
delle statistiche ma senz'altro più divertenti, - non forse i manga, ma quelli
più 'classici' come Bloom county e Doonesbury - può forse fornire qualche
Daniele Andreozzi  - re: re: scusate l'intrusione 3   |82.58.217.xxx |2008-11-08 13:57:41
fornire qualche delucidazione in merito. Personalmente non credo che tale
sistema sia adatto a un paese come l'Italia e forse non è poi così funzionale
come sembra dato che il sistema Stati Uniti funziona grazie a un costante e
continuo afflusso di cervelli - ma pure di quadri intermedi - dall'esterno.
Insomma, l'impressione mia è che i colleghi esteri che incontro (il sistema
europeo forse si presta a un confronto più congruo) guadagnino di più.
Tuttavia, questo vale anche per maestri, insegnanti delle scuole medie inferiori
e superiori e pure, credo, per molte altre figure professionali. Rispetto agli
italiani i loro parigrado europei - intendo francesi, inglesi, tedeschi etc.,
cioè quelli dei paesi con cui ci piace confrontarci e che pensiamo a noi
prossimi- guadagnamo di più. Questo cosa significa? Che il problema può essere
posto in maniera diversa cioè che forse i docenti e ricercatori italiani non
guadagnano...
Daniele Andreozzi  - re: re: re: scusate l'intrusione 4   |82.58.217.xxx |2008-11-08 13:58:46
poi tanto male rispetto agli altri lavoratori italiani - e su questo si può
discutere -, ma che in Italia c'è un problema salariale. In Italia tutti gli
stipendi sono bassi, in Italia c'è una questione salariale. Scusate lo sfogo;
ma capite che è dura andare a far la spesa ed essere indicato a dito come uno
dei mali dell'Italia - la mia è una pessima famiglia, mia moglie è una
maestra. In realtà, tuttavia, il vero motivo che mi spinge a scrivere tutto
ciò è una difesa della Scuola pubblica, che per sopravvivire deve essere
pulita da spreconi e approfittatori - ma questo mi sembra ovvio e penso che
logicamente questo valga per ogni settore della società -, ma non abbattuta.
Questo mi spinge a fare un riflessione. Perché molti da tempo si impegnano ad
attaccare gli sprechi universitari, nonchè quelle poveracce delle maestre e
bidelli ultimamente dipenti come uno dei motivi del dissesto finanziario
italiano? Non è...
Daniele Andreozzi  - re: re: re: re: scusate l'intrusione 5   |82.58.217.xxx |2008-11-08 13:59:39
Non è che questi attacchi - magari inconsapevolmente - si inseriscono in clima
culturale che vedeva nello sfrenato liberismo la panacea di tutti i mali? Quindi
smantellamento della scuola pubblica (costo inutile e improduttivo),
flessibilità e precariato per i giovani etc. etc? Clima culturale che è di
colpo parzialmente cambiato quando il sistema bancario è stato costretto (per
l'ennessima volta) a ricorrere all'aiuto statale. Concludo - e scusate lo sfogo
- dicendo che in realtà non voglio convincere nessuno di niente, voglio
soltanto mettere in guardia dal luccichio di certe generalizzazione di facile
presa; luccicchio senz'altro frutto delle nostre , come baroni e baronetti,
colpe, ma che può pericolosamente portare a analisi e soluzioni troppo
semplicistiche. Il problema delle Università e della sua riforma è un problema
complesso e non credo che possa essere letto senza mettere in luce i complessi
legami che h...
Daniele Andreozzi  - re: re: re: re: re: scusate l'intrusione 6   |82.58.217.xxx |2008-11-08 14:00:22
[ che ha con i problemi del contesto italiano e anche senza interrogarci da
quali pulpiti arrivino le prediche.[/quote][/quote][/quote][/quote][/quote]
Giambo   |Manager |2008-11-08 17:54:46
capisco lo sfogo. Comunque, l'autore dell'articolo (Roberto Perotti) ne ha
scritti molti altri in merito, e ha delle idee di controriforma molto
interessanti anche se politicamente scorrette.
Cercalo su lavoce.info.
Rasputiza  - Impact Factor: ma ci chiederemo quanto vale?   |140.105.48.xxx |2008-11-26 18:21:09
I numeri si lasciano gestire, basta saperli gestire...
...ad esempio l'Impact
Factor, qui preso come metro di giudizio sulla qualità di un
ricercatore.
Peccato che da anni sia stato messo sotto accusa, in quanto
cordate di accademici (molto globalizzati) legati a editori prestigiosi (che
fanno soldi a palate vendendo riviste con alto IF) gestiscono la pubblicazione
di articoli (e relative citazioni, da cui l'IF dipende) con esperienza degna di
una cosca mafiosa.
Ricorda nulla?
E ancora: qualcuno si è mai chiesto se l'IF
è in qualche maniera "culturally biased", e cioè che sia molto legato
alla lingua in cui è pubblicato un articolo scientifico?
Quante riviste
scientifiche di altissimo livello vengono prese in considerazione dal sistema
dell'IF?
Nessuno si ricorda che molto spesso alcuni accademici sono primi
firmatari di articoli scientifici relativi a progetti che non hanno nemmeno
coordinato?
E le scie...
Rasputiza  - Impact Factor: ma ci chiederemo quanto vale? (2)   |140.105.48.xxx |2008-11-26 18:26:27
[...]
Riprendo dal problema della lingua: Quante riviste scientifiche pubblicate in lingue diverse dall'inglese vengono prese in considerazione dal sistema dell'IF?
E quante riviste che
trattano delle Scienze Umane?
Negli ultimi anni si è fatto strada un
altro metodo di valutazione, che è l'h-index. Temo che anche questo metodo
di valutazione possa avere implicazioni similari.
Il problema è che
dovremmo fare molta attenzione: molto spesso opinioni che ci stimolano
perchè appaiono "politicamente scorrette", sono in realtà da
considerarsi solamente "scorrette".
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