Le Retribuzioni Perverse dell’Universita’ Italiana di Roberto Perotti , Andrea Ichino , Giovanni Peri e Stefano Gagliarducci 27.06.2005 Contrariamente ad una interpretazione diffusa, un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualità della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Ma la leggenda secondo cui in media i docenti italiani siano poco produttivi perché poco pagati in media non ha fondamento. E’ vero però che il sistema italiano premia generosamente l’ anzianità, indipendentemente dalla produttività, generando incentivi perversi, allontanando i talenti, e lasciando poche risorse per i ricercatori giovani e più produttivi. Il contributo termina con una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali. La "fuga dei cervelli" dall’Italia ha recentemente trovato spazio nelle prime pagine dei quotidiani ed è stata ampiamente confermata da numerose analisi statistiche. Tuttavia, ciò che forse dovrebbe fare riflettere maggiormente è che quasi nessun ricercatore straniero è attratto dal nostro paese. Nei corsi di Dottorato Italiani soltanto il 2% degli studenti proviene dall’estero e, in tutto, meno di 3,500 persone provenienti da altri paesi dell'Unione Europea lavorano nel settore scientifico-tecnologico in Italia. Nel Regno Unito (e risultati simili valgono per altri paesi europei) il 35% degli studenti nei corsi di Ph.D. sono stranieri e piu’ di 42,000 cittadini della U.E. (non Britannici) lavorano come ricercatori in quel paese. Il nostro obiettivo in questo contributo (che si basa su Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti, 2005) e’ di illustrare tre punti fondamentali. Primo, mostrare che – contrariamente ad una interpretazione diffusa - un’ analisi corretta dei dati bibliometrici rivela che la qualita’ della produzione scientifica Italiana e’ modesta. Secondo, discutere come l’attuale sistema di remunerazioni e carriere induca incentivi sbagliati e allontani i "talenti". Terzo, formulare una proposta di riforma a costo zero che modifichi profondamente il sistema di incentivi attuali. Produttivita’ Scientifica dei Ricercatori Italiani La prima e la seconda colonna della Tavola 1 mostrano il numero medio di pubblicazioni e di citazioni per ricercatore (nei settori di Scienza e Ingegneria) durante il periodo 1997-2001 (i dati sul numero dei ricercatori si riferiscono al 1999). L’Italia risulterebbe avere un rapporto "pubblicazioni / ricercatore" e "citazioni / ricercatore" tra i piu’ alti in assoluto (si vedano le colonne 1 e 2 della Tavola 1). Questi risultati, apparentemente incoraggianti, sono stati ampiamente citati nella stampa italiana, in particolare nella risposta del ministro Moratti ad un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 Novembre 2004. C’è tuttavia qualcosa di strano in questi dati: gli Stati Uniti appaiono agli ultimi posti di questa classifica – un risultato assai implausibile. Il mistero è facilmente svelato: la definizione di ricercatore include una varietà di figure professionali, ma le pubblicazioni scientifiche provengono per la maggior parte da una sola di queste figure: i ricercatori accademici. Essi sono una maggioranza nei paesi sud europei inclusa l’ Italia, ma sono una minoranza (e molto piccola negli Stati Uniti) in quasi tutti gli altri paesi. Quando al denominatore usiamo i ricercatori accademici l’Italia ha rapporti "pubblicazioni / ricercatore" (colonna 4) e "citazione / ricercatore" (colonna 5) ben inferiori agli USA, ma anche a Regno Unito, Olanda e Danimarca. Una misura della qualità, anziché della quantità, di pubblicazioni è data dal loro fattore di impatto, cioè dal numero di citazioni che essa riceve. La colonna 6 della Tabella 1 mostra il numero medio di citazioni per lavoro pubblicato nel periodo 1997-2001. L’Italia ha un valore simile alla Francia, e superiore solo a Spagna e Portogallo. Retribuzioni Il sistema retributivo italiano ha tre caratteristiche. Primo, la progressione retributiva dipende quasi esclusivamente dall’ anzianità di servizio: all'interno di ciascuna categoria di docenza (Ricercatore, Associato, Ordinario), la produttività è completamente irrilevante per la determinazione del salario. Le analisi di Daniele Checchi (1999) di Roberto Perotti (2002) mostrano chiaramente che il numero di pubblicazioni ha un’influenza marginale nelle decisioni di promozione di categoria. Secondo, il profilo temporale della progressione salariale è molto "ripido": si guadagna poco a inizio carriera, ma l’ anzianità viene remunerata molto bene. Consideriamo un giovane che diventi ricercatore a 25 anni, associato a 35 anni e ordinario a 45 anni: tra inizio e fine carriera il suo salario aumenta di un fattore pari a 5, sostanzialmente per effetto della sola anzianita’ (vedi Tabella 2). Terzo, per effetto di questa progressione, e contrariamente ad una credenza assai diffusa, un ordinario italiano con 35 annni di anzianità è ben pagato anche rispetto ai suoi colleghi statunitensi. Come si vede confrontando la Tabella 2 con la Tabella 3, egli riceve un salario superiore a quello dell’ 80 percento dei professori ordinari nelle migliori università statunitensi (quelle con un programma di PhD), e superiore a quello del 95 percento degli ordinari nelle università con al più un corso di master (la stragrande maggiornaza delle università americane). Il sistema retributivo dei docenti universitari negli Stati Uniti segue regole assai diverse. Il salario è negoziato individualmente, ed è quindi funzione delle opportunità di lavoro alternative, cioè, essenzialmente, dalla produttività di un professore. In conseguenza, a qualsiasi livello di anzianità la dispersione salariale è molto elevata (mentre in Italia è nulla). Ad esempio il rapporto tra i salario massimo (113,636 euro nelle piu’ prestigiose università con corsi di Ph.D.) e minimo (27,273 euro in un community college) di un assistant professor (ricercatore) è pari a circa 4.2. E un assistant professor di 25 anni molto produttivo e promettente può benissimo guadagnare ben più di un ordinario a fine carriera ma poco produttivo. D’altro canto, la progressione salariale in carriera è sempre ancorata alla produttività scientifica e non così accentuata come in Italia: a fine carriera un ottimo professore guadagna tra 1.5 e 2 volte il suo salario iniziale. Questa è esattamente la struttura salariale che ci si apetterebbe se il salario fosse usato come strumento per incentivare la produttività e per premiare gli anni di ricerca più produttivi, che tipicamente sono quelli da inizio fino a metà carriera. Proposte per una Riforma La causa principale dei problemi dell’ università italiana non è dunque la mancanza di fondi, bensì l’esistenza di meccanismi sbagliati di distribuzione delle risorse. Le nostre proposte sono quindi volte a modificare il sistema di incentivi in modo che, a parità di risorse, nell'accademia italiana venga premiata l'eccellenza scientifica secondo parametri condivisi dalla comunità internazionale. Il nostro lavoro "Lo Splendido Isolamento dell’ Università Italiana" discute queste proposte in maggiore dettaglio.
1. Liberalizzare le retribuzioni del personale accademico. 2. Liberalizzare le assunzioni: ogni università assume chi vuole e come vuole; di conseguenza, è abolito l'attuale sistema concorsuale. 3. Liberalizzare i percorsi di carriera: ogni università promuove chi e come vuole. 4. Liberalizzare completamente la didattica: ogni università è libera di organizzare i corsi come vuole e di offrire i titoli che preferisce. 5. Liberalizzare le tasse universitarie: ogni università si appropria delle tasse pagate da i propri studenti. 6. In alternativa alla proposta precedente, mantenere il controllo pubblico sulle tasse universitarie aumentandole però considerevolmente. 7. Utilizzare i risparmi statali così ottenuti per istituire un sistema di vouchers, borse di studio e prestiti con restituzione graduata in base al reddito ottenuto dopo la laurea. 8. Allocare ogni eventuale altro finanziamento statale alle università in modo fortemente selettivo sulla base di indicatori di produttività scientifica condivisi dalla comunità internazionale. 9. Consentire l'accesso a finanziamenti privati senza limitazioni. 10. Abolire il valore legale del titolo di studio. Tabella 1. La produttività e la qualità dei ricercatori italiani | | pubblicazioni / ricercatori tot | citazioni / ricercatori tot | Ricercatori accademici / ricercatori tot | pubblicazioni / ricercatori accademici | citazioni / ricercatori accademici | impact factor medio | impact factor standardizzato | | | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | | USA | 1.00 | 8.60 | 0.15 | 6.80 | 58.33 | 8.57 | 1.48 | | Germania | 1.25 | 8.64 | 0.26 | 4.77 | 32.98 | 6.91 | 1.33 | | Regno Unito | 2.17 | 15.86 | 0.31 | 6.99 | 51.00 | 7.30 | 1.39 | | Francia | 1.45 | 9.43 | 0.35 | 4.09 | 26.68 | 6.52 | 1.12 | | Italia | 2.26 | 14.81 | 0.38 | 5.88 | 38.57 | 6.56 | 1.12 | | Spagna | 1.68 | 9.09 | 0.55 | 3.06 | 16.54 | 5.41 | .97 | | Portogallo | 0.86 | 3.99 | 0.52 | 1.65 | 7.62 | 4.62 | .82 | | Danimarca | 1.96 | 15.57 | 0.30 | 6.50 | 51.56 | 7.93 | 1.48 | | Olanda | 2.29 | 18.79 | 0.31 | 7.41 | 59.58 | 8.20 | 1.39 | | Canada | 1.68 | 11.79 | 0.33 | 5.04 | 35.28 | 7.00 | 1.18 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Definizioni: Colonna 6: impact factor: definito come numero totale di citazioni / numero totale di pubblicazioni, entrambe per il periodo 1997-2001;. Colonna 7: impact factor standardizzato, 2002; vedi testo per la definizione. Fonti: Pubblicazioni e citazioni: King (2004), dati riferiti agli anni 1997-2001; Impact factor standardizzato: King (2004), dati riferiti al 2002; Numero di ricercatori: OECD, Main Science and Technology Indicators database, dati 1999 (1998 per Regno Unito). Il numero di ricercatori è espresso in unità full time equivalent. Tabella 2. Distribuzione dei salari accademici in Italia | Anzianità di servizio in anni | Professore Ordinario a tempo pieno | Professore Associato a tempo pieno | Ricercatore a tempo pieno | | 0 (non conf.) | 47631 | 36053 | 20225 | | 3 | 50412 | 37999 | 29244 | | 5 | 54207 | 40684 | 31150 | | 7 | 56900 | 42596 | 32516 | | 9 | 60696 | 45280 | 34422 | | 11 | 63388 | 47192 | 35788 | | 13 | 67184 | 49876 | 37694 | | 15 | 70979 | 52560 | 39601 | | 17 | 73968 | 54683 | 41117 | | 19 | 76957 | 56806 | 42633 | | 21 | 79946 | 58928 | 44149 | | 23 | 82935 | 61051 | 45665 | | 25 | 85924 | 63174 | 47181 | | 27 | 88913 | 65296 | 48698 | | 29 | 91902 | 67419 | 50214 | | 31 | 94891 | 69542 | 51730 | | 33 | 96735 | 70851 | 52665 | | 35 | 98578 | 72160 | 53600 | | 37 | 100421 | 73469 | 54535 | | 39 | 102264 | 74778 | 55470 | | Media | 77242 | 57020 | 42415 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Nota: Dati aggiornati all'anno 2004. La tabella riporta il salario annuo in euro al lordo delle tasse per le tre categorie di docenti italiani al variare della anzianità di servizio, secondo la tabella elaborata dal CNU di Bari e pubblicata sul sito http://xoomer.virgilio.it/alpagli/. Poiché non disponiamo della distribuzione dei docenti italiani per anzianità, le retribuzioni medie nell'ultima riga sono calcolate ipotizzando una distribuzione uniforme. Tabella 3. Distribuzione dei salari accademici negli Stati Uniti | | Università con corsi undergraduate e corsi di dottorato | Università con corsi undergraduate e corsi di master | College senza corsi graduate | | Percentile | Full | Associate | Assistant | Full | Associate | Assistant | Full | Associate | Assistant | | 1 | 49,091 | 38,182 | 30,909 | 41,818 | 34,545 | 29,091 | 36,364 | 29,091 | 27,273 | | 5 | 56,364 | 43,636 | 36,364 | 47,273 | 40,000 | 32,727 | 41,818 | 34,545 | 32,727 | | 10 | 68,969 | 52,678 | 44,994 | 53,526 | 44,728 | 38,386 | 42,749 | 37,871 | 32,906 | | 20 | 73,139 | 55,133 | 46,742 | 56,721 | 47,005 | 40,217 | 47,956 | 40,698 | 35,404 | | 30 | 77,091 | 57,091 | 48,378 | 59,075 | 48,733 | 41,338 | 51,109 | 42,951 | 37,047 | | 40 | 79,738 | 58,875 | 50,493 | 61,465 | 50,515 | 42,336 | 53,589 | 44,857 | 38,552 | | 50 | 83,820 | 61,747 | 51,825 | 63,913 | 51,879 | 43,435 | 56,944 | 46,835 | 39,592 | | 60 | 89,466 | 63,622 | 54,266 | 66,523 | 53,535 | 44,788 | 59,843 | 48,796 | 40,931 | | 70 | 94,616 | 65,989 | 55,896 | 70,540 | 55,623 | 46,265 | 63,037 | 50,730 | 42,147 | | 80 | 98,730 | 69,816 | 58,476 | 75,203 | 58,567 | 48,661 | 67,198 | 53,529 | 44,383 | | 90 | 108,003 | 73,599 | 63,804 | 81,060 | 63,645 | 51,465 | 78,941 | 59,007 | 48,832 | | 95 | 119,212 | 79,177 | 65,953 | 86,323 | 66,372 | 53,279 | 86,854 | 64,672 | 51,373 | | 99 | 195,455 | 122,727 | 113,636 | 122,727 | 92,727 | 80,000 | 122,727 | 83,636 | 69,091 | | Media | 91,529 | 62,400 | 53,251 | 69,193 | 54,555 | 45,417 | 65,293 | 50,392 | 41,901 | Da Gagliarducci, Ichino, Peri e Perotti (2005). Nota: Dati riferiti all'anno accademico 2003-04. La tabella riporta i percentili in euro della distribuzione del salario annuo al lordo delle tasse per i Full Professor, gli Associate Professor e gli Assistant Professor in tre categorie di università degli Stati Uniti. La fonte è il rapporto della AAUP (2004), in particolare le Tabelle 4, 8 e 9a. I dati si riferiscono a 1446 università per un totale di 1775 campus. Per la conversione della valuta abbiamo utilizzato il tasso di cambio corretto per Purchasing Power Parity pari a 1.11 dollari per euro. Bibliografia: Checchi, D., 1999, Tenure. An Appraisal of a National Selection Process for Associate Professorship, Giornale degli Economisti ed Annali di Economia, 58 (2), 137-181. Gagliarducci S., A. Ichino , G.Peri e R. Perotti (2005) "Lo Splendido Isolamento dell’ Universita’ Italiana" Working Paper, Fondazione Rodolfo De Benedetti, Milano, www.igier.uni-bocconi.it/perotti. Kalaitzidakis P., Stengos T. e Mamuneas T.P., 2003, Rankings of Academic Journals and Institutions in Economics, Journal of the European Economic Association, 1 (6), 1346-1366. Perotti, R., 2002, The Italian University System: Rules vs. Incentives, www.igier.uni-bocconi.it/perotti
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