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Una delle idee più “brillanti” a Trieste è quella di essere autonomi nell'esercizio dell'intelligenza. Gianfranco Giavazzi fornisce interessanti spunti di riflessione, ma lo preghiamo di non citare situazioni che non conosce approfonditamente, inanellando una serie di imprecisioni. Ad esempio, nessuno di noi ha compilato alcuna lista di proscrizione né liste di “eleggibili”. La cosa può essere forse interessante per qualche regolamento di vecchi conti, ma per noi ha poco fascino: decapitare mantenendo però il sistema che produce le teste è un'idea “opaca”. In secondo luogo ci piace la complessità e lo schema “Publish or Perish” è davvero troppo rozzamente inadeguato. Infine, nessuno ha mai sentito il bisogno di contare il numero di docenti che di volta in volta compaiono alle nostre assemblee autonome, né Maddalena Rebecca sul Piccolo ha scritto nulla di simile. Ci rimane la curiosità di capire quale sia l'eventuale fonte da cui Giavazzi avrebbe tratto la notizia contraria o se si sia invece prodotto in un esercizio di arte divinatoria. Per quanto riguarda il merito della “questione baroni”, ci piace ribaltare la prospettiva abbandonando gli esercizi di tassonomia. Ci piace pensare che il fare sia più costituente del dire: saranno i baroni stessi – de facto o nell'animo – a qualificarsi come tali nel loro fuggire ogni reale assunzione di responsabilità nell'aver assistito a trent'anni di notte in cui tutte le vacche sono state nere. i facinorosi "ragazzacci" triestini contro la 133. P.S. oggi Il Piccolo di Trieste ci dipinge invece come bravi e tranquillizzanti ragazzi. E' tanto difficile capire che siamo semplicemente autonomi, senza che per questo dobbiamo essere né ragazzacci né ragazzetti? Queste categorie non ci interessano, sono le vostre, tenetevele. giù le mani da noi!
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